Poste Italiane rileva il controllo di Tim, ma il mercato resta in attesa di Iliad

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La mossa di Poste Italiane, che con un investimento di 684 milioni di euro ha portato la sua quota in Tim al 24,81%, strappando a Vivendi il ruolo di primo azionista, segna un punto di svolta nel settore delle telecomunicazioni. Quello che molti si chiedono, però, è se questo passaggio rappresenti davvero l’inizio di un consolidamento del mercato, capace di porre fine alla cosiddetta “guerra dei prezzi” che ha ridotto il costo di un gigabyte di dati mobili a soli nove centesimi, cifra irrisoria se paragonata ai 6 dollari degli Stati Uniti, ai 3,48 del Giappone o ai 2,14 della Germania.

L’operazione, che riporta Tim sotto il controllo italiano dopo anni di presenza francese, è stata gestita con tempismo da Poste, guidata da Matteo Del Fante e controllata al 65% dallo Stato. Vivendi, il gruppo di Vincent Bolloré, ha ceduto in fretta il 15% delle azioni, confermando quanto anticipato già a marzo. Ma al di là dei numeri, ciò che interessa agli osservatori è il possibile sviluppo industriale: se Poste, ora arbitro delle strategie e degli assetti di vertice, deciderà di spingere verso una fusione con Iliad, altro operatore low cost che da tempo insidia Tim sul fronte dei prezzi.

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