Poste Italiane rileva Tim, si chiude l'era Vivendi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La vicenda Telecom Italia, che da anni tiene banco nel dibattito economico e finanziario del Paese, segna un nuovo punto di svolta con l’ingresso di Poste Italiane nel capitale sociale dell’ex monopolista delle telecomunicazioni. Un passaggio storico, che sancisce il ritorno di un soggetto pubblico nel controllo della società e, al contempo, la fine dell’avventura italiana di Vivendi, il gruppo francese guidato da Vincent Bolloré che per un decennio ha cercato, senza riuscirci, di rilanciare il gruppo.

Come anticipato nei giorni scorsi, l’accordo tra Poste e Vivendi ha permesso alla società guidata da Matteo Del Fante di acquisire una quota pari al 24,81% delle azioni ordinarie di Tim, superando così la soglia che avrebbe potuto innescare un’opa obbligatoria. Un’operazione fulminea, conclusa in tempi record, che ha visto Poste rilevare dapprima il 9,8% da Cassa Depositi e Prestiti – cedendo in cambio la propria partecipazione in Nexi – e poi un ulteriore 15% direttamente dai francesi, riducendo così la quota di Vivendi a un residuale 2,51%.

Il primo consiglio di amministrazione di Tim dopo l’intesa, previsto per il primo aprile, dovrà necessariamente affrontare il tema, anche se formalmente non è all’ordine del giorno. Tra i punti in discussione, le politiche di remunerazione del management e le delibere da sottoporre all’assemblea dei soci, ma è inevitabile che si parli del nuovo azionariato, destinato a ridisegnare gli equilibri societari.

Quella che si sta delineando è una configurazione che ricorda, per certi versi, l’antica Sip, la Società Italiana per l’Esercizio Telefonico che per decenni ha gestito il servizio in regime di monopolio. Poste Italiane, con il suo ingresso massiccio, diventa il perno di un riassetto che vede lo Stato – seppur indirettamente – tornare protagonista, mentre Vivendi, dopo anni di attese e promesse mai mantenute, abbandona la scena lasciandosi alle spalle un gruppo ancora gravato da oltre 25 miliardi di debito.

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