Primo cda di Tim dopo l’accordo Poste-Vivendi: si discute remunerazione e assemblea

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il consiglio di amministrazione di Tim, riunitosi per la prima volta dopo l’intesa tra Poste Italiane e Vivendi, affronta oggi questioni cruciali, a partire dalle politiche di remunerazione del management, su cui è attesa una decisione formale, e dalle deliberazioni preparatorie per l’assemblea annuale dei soci. Sebbene l’ascesa di Poste nell’azionariato – destinata a sfiorare la soglia dell’opa obbligatoria grazie all’acquisto del 15% da Vivendi per 684 milioni – non sia formalmente all’ordine del giorno, è inevitabile che il board venga aggiornato su un passaggio così rilevante per il futuro del gruppo.

Quello che emerge, stando a indiscrezioni riportate da MF-Milano Finanza, è una strategia di ingresso graduale ma significativa da parte di Poste, che punta a inserire due rappresentanti nel cda prima dell’assemblea, senza stravolgere la governance esistente. Un approccio che riflette l’intenzione del ceo Matteo Del Fante di guidare con prudenza, ma anche con autorevolezza, la transizione di Tim verso un nuovo corso, ora saldamente in mani italiane e pubbliche. Con il 24,8% delle azioni ordinarie, il gruppo postale ha infatti scavalcato Vivendi, azionista di riferimento per un decennio, senza però riuscire a risollevare le sorti dell’operatore, ancora oppresso da un debito di oltre 25 miliardi.

Il parallelo con la vecchia Sip, la Società Italiana per l’Esercizio Telefonico di epoca statale, non è casuale: l’ingresso di Poste riporta infatti Tim sotto il controllo di un soggetto pubblico, in un’operazione che sembra riecheggiare dinamiche del secolo scorso. Un ritorno al passato, se vogliamo, ma con l’obiettivo dichiarato di rilanciare un’infrastruttura critica per la digitalizzazione del Paese.

Proprio su questo punto insiste Pietro Labriola, amministratore delegato di Tim, secondo cui l’avvento di Poste come primo azionista rappresenta un segnale positivo, poiché dimostra che "il sistema Paese ha riscoperto l’importanza strategica delle telecomunicazioni". Una presa di posizione che, al di là delle dichiarazioni, riflette la consapevolezza di un cambiamento epocale, destinato a influenzare non solo gli equilibri societari, ma anche il ruolo stesso dell’azienda nello sviluppo tecnologico nazionale.

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