Tim, Poste Italiane supera il 27% ma si astiene dall'opa obbligatoria
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Redazione Economia
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Con un'operazione formalizzata a mercati chiusi, Poste Italiane ha consolidato ulteriormente la sua posizione di primo azionista in Tim, portando la propria quota al 27,3% del capitale ordinario della società telefonica. L'acquisizione, che riguardava il pacchetto residuale del 2,51% detenuto dal gruppo francese Vivendi, sancisce l'uscita definitiva di quest'ultimo dal capitale e conferma la strategia di lungo periodo perseguita dall'amministratore delegato Matteo Del Fante. Una mossa, questa, che non è stata compiuta senza aver preventivamente valutato le implicazioni normative, poiché il superamento della soglia del venticinque per cento comporta, per legge, l'obbligo di lanciare un'offerta pubblica di acquisto sul totale delle azioni.
La richiesta di esenzione e la cessione programmata
Il gruppo, tuttavia, ha immediatamente dichiarato di volersi avvalere di una specifica deroga prevista dal regolamento Consob, quella ex articolo 106, che consente di evitare l'opa a condizione di cedere la partecipazione eccedente la soglia rilevante entro un anno. Poste Italiane, infatti, si è impegnata a disfarsi delle azioni in eccesso vendendole a investitori non correlati, impegnandosi contestualmente a non esercitare i diritti di voto sulle medesime. Questa scelta delinea una posizione di attento equilibrio, dove la volontà di rafforzare l'investimento industriale – definito "strategico" nelle comunicazioni ufficiali – si coniuga con il rigoroso rispetto degli obblighi di mercato, evitando al contempo di dover sostenere l'onere finanziario di un'offerta pubblica su tutta la società.
Una partnership industriale oltre la quota di possesso
L'enfasi della nota diffusa da Poste Italiane non è posta tanto sull'entità percentuale della partecipazione, quanto sulla natura della stessa, descritta come un investimento finalizzato a generare sinergie operative e a creare valore per tutti i portatori di interesse. Il riferimento al ruolo di "azionista industriale di lungo periodo" chiarisce l'intenzione di andare oltre la mera logica finanziaria, puntando a una integrazione di business che possa beneficiare sia della capillarità della rete postale sia di quella tecnologica della telco. Si tratta di un disegno che, se da un lato vede momentaneamente cristallizzata una quota di proprietà superiore al voluto per motivi normativi, dall'altro proietta la collaborazione tra i due colossi in un'ottica di stabilità e progetti condivisi.
Gli scenari di mercato e il contesto normativo
L'operazione si inserisce in un quadro di mercato attento alle dinamiche dei settori regolamentati, dove le mosse degli azionisti di riferimento sono scrutate per le loro ripercussioni sulla governance e sulle strategie aziendali. La procedura di esenzione scelta da Poste Italiane, sebbene tecnicamente ineccepibile, attirerà inevitabilmente il monitoraggio degli organismi di vigilanza per garantire che la cessione futura avvenga in condizioni di trasparenza e senza turbative. Il percorso delineato, che separa volontariamente il diritto di voto dalla proprietà per una parte delle azioni, rappresenta una soluzione inedita per il caso specifico, mostrando come la normativa finanziaria possa essere applicata in modo flessibile per contemperare esigenze strategiche e compliance.




