Primo cda di Tim dopo l'accordo Poste-Vivendi, si discute di remunerazione e assemblea

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il consiglio di amministrazione di Tim, il primo dopo l’intesa tra Poste Italiane e Vivendi, si riunirà il primo aprile per affrontare questioni cruciali, tra cui le politiche di remunerazione del management, su cui è attesa una decisione, e le deliberazioni in vista dell’assemblea annuale dei soci. Sebbene l’ascesa di Poste nell’azionariato – destinata a sfiorare la soglia dell’opa obbligatoria grazie all’accordo con la media company francese – non sia formalmente all’ordine del giorno, è inevitabile che il cda venga aggiornato su un tema di tale rilevanza per il futuro della società.

L’operazione, che ha visto Poste investire 684 milioni per acquisire un ulteriore 15% di Tim, portando la sua quota al 24,81% e diventando così il primo azionista, non è solo una mossa finanziaria. Nel comunicato ufficiale, il gruppo guidato da Matteo Del Fante ha sottolineato l’obiettivo di creare sinergie industriali, sfruttando i 68.000 punti di contatto distribuiti sul territorio nazionale. Un’infrastruttura senza pari, che si estende già a tabaccherie, bar ed edicole e che potrebbe presto includere anche i centri di telefonia, rafforzando ulteriormente la presenza capillare dell’azienda.

Pietro Labriola, amministratore delegato di Tim, ha definito positivo l’ingresso di Poste, evidenziando come il sistema Paese abbia "riscoperto l’importanza delle telecomunicazioni, fondamentali per la digitalizzazione e la modernizzazione dell’Italia". Una presa di posizione che riflette la centralità del settore in un’epoca di trasformazione tecnologica, sebbene restino da chiarire i dettagli operativi dell’integrazione tra i due colossi.

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