Trump e la Groenlandia: l’interesse strategico per contrastare i sottomarini russi nell’Artico

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, ha riportato in auge un’ipotesi che già durante il suo primo mandato aveva fatto discutere: l’acquisizione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti. Se allora l’idea era stata liquidata come una stravaganza, oggi appare chiaro che dietro questa mossa si nascondono calcoli ben più concreti, legati alla sicurezza nazionale e alla competizione strategica con la Russia. A spiegarlo è stato il generale Christopher G. Cavoli, massimo dirigente della Nato in Europa e capo del Comando europeo degli Stati Uniti, durante un’audizione al Congresso.

La Groenlandia, con la sua posizione dominante tra l’Atlantico settentrionale e l’Artico, rappresenta un avamposto fondamentale per il monitoraggio delle attività sottomarine russe. Il cosiddetto GIUK Gap – il corridoio marittimo tra Groenlandia, Islanda e Regno Unito – è da decenni un punto nevralgico per il controllo degli accessi all’oceano Atlantico. Con l’aumento delle incursioni dei sottomarini nucleari russi, capaci di minacciare le coste americane e le rotte commerciali, Washington considera prioritario potenziare la sorveglianza in quell’area.

Non è un caso che il riscaldamento globale, nonostante Trump lo abbia spesso minimizzato, giochi un ruolo cruciale in questa partita. Lo scioglimento dei ghiacci artici sta aprendo nuove vie navigabili, rendendo la regione sempre più contesa, non solo dal punto di vista militare ma anche per le risorse energetiche e minerarie. Se la Russia ha già intensificato la sua presenza con basi e flotte, gli Stati Uniti non possono permettersi di restare indietro.

Parallelamente, Trump ha rivolto l’attenzione anche al Canada, trattando il primo ministro Justin Trudeau – e ora il suo successore Mark Carney – come un “governatore” di un ipotetico cinquantunesimo Stato. Sebbene queste dichiarazioni possano sembrare provocatorie, riflettono una visione espansionistica che va oltre la retorica. L’obiettivo, in entrambi i casi, è rafforzare il controllo sul Nord America e sull’Artico, dove la posta in gioco è sempre più alta.

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