Rottamazione 4, nuove istanze ad aprile ma si pagherà da luglio
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Redazione Interno
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La rottamazione quater, misura che consente di regolarizzare i debiti fiscali attraverso rateizzazioni agevolate, torna al centro del dibattito politico e fiscale. A partire da aprile, sarà possibile presentare nuove istanze per aderire al programma, ma i pagamenti inizieranno solo da luglio. Una scelta che, se da un lato offre una finestra temporale più ampia per chi intende regolarizzare la propria posizione, dall’altro rischia di creare ulteriori complicazioni per coloro che hanno già iniziato a versare le rate, senza poter beneficiare di eventuali rimborsi.
La possibilità di rientrare nella rottamazione è stata estesa fino al 30 aprile 2025, grazie a un emendamento approvato dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato, inserito nel decreto Milleproroghe. Questo provvedimento, tuttavia, non rappresenta una soluzione definitiva, poiché necessita ancora di ulteriori valutazioni economiche. L’obiettivo è permettere a chi è decaduto dalla sanatoria a causa di pagamenti mancati o ritardati di riaccedere al beneficio, senza però prevedere la restituzione delle somme già versate.
Una decisione che ha sollevato non poche polemiche, soprattutto tra coloro che, temendo pignoramenti, si sono affrettati a dilazionare le cartelle esattoriali. Per loro, l’estensione della rottamazione rischia di trasformarsi in una beffa, poiché non potranno recuperare quanto già pagato. Matteo Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha difeso la misura, sottolineando come milioni di italiani vivano “con l’angoscia di una cartella esattoriale”, spesso a causa di problemi economici, infortuni o fallimenti. Secondo Salvini, la pace fiscale rappresenta una via d’uscita, permettendo allo Stato di incassare e ai cittadini di liberarsi da un peso che condiziona la loro vita quotidiana.
Il provvedimento, però, non è esente da criticità. Se da un lato offre una seconda chance a chi ha perso il diritto alla rottamazione, dall’altro rischia di creare disparità tra chi ha già iniziato a pagare e chi potrà farlo in futuro. Inoltre, l’impatto sulle finanze pubbliche non è ancora del tutto chiaro, lasciando spazio a interrogativi sulla sostenibilità economica della misura.




