Bitaton prova a risalire la china ma la strada è ancora in salita

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Bitaton, dopo essere sprofondato al di sotto della soglia psicologica dei 99.000 dollari, ha tentato un timido recupero, sfruttando una condizione di ipervenduto che ne caratterizzava il breve termine. Questo slancio, per quanto apprezzabile, si è tuttavia arenato di fronte alla resistenza dei 104.500 dollari, un livello che si è rivelato un ostacolo insormontabile per un’inversione di tendenza più convincente. La struttura tecnica, di conseguenza, permane in uno stato di fragilità, con i principali indicatori di direzione – tra i quali spiccano il Macd, il Parabolic SaR e il Vortex – che continuano a segnalare una posizione corta, suggerendo come il sentimento prevalente del mercato non sia ancora propenso a un rialzo sostenuto. Prima di poter avviare una fase ascendente di una certa solidità, sarà dunque indispensabile un periodo di riaccumulazione, una pausa di consolidamento che permetta di assorbire le vendite recenti e costruire una base più solida.

Il tonfo di ottobre e la rottura di un supporto chiave

Il mese di ottobre, che storicamente ha spesso regalato performance positive al Bitcoin, ha invece riservato una battuta d’arresto, chiudendosi con una flessione che ha portato la principale criptovaluta a scendere sotto i 100.000 dollari per la prima volta dallo scorso giugno. Questa correzione, piuttosto netta, ha di fatto cancellato una parte significativa dei guadagni che erano stati meticolosamente accumulati nei mesi estivi, gettando un’ombra di dubbio sulla solidità del rally crypto e spingendo molti investitori a riconsiderare le proprie posizioni. L’episodio, inserito in un più ampio clima di incertezza che attanaglia i mercati globali, ha contribuito ad alimentare una volatilità che sembrava, in parte, sopita.

Il contesto dei mercati tradizionali

Nel frattempo, le borse europee hanno mostrato un andamento contrastante, chiudendo una recente seduta con incrementi contenuti ma generalizzati; il FTSE 100, per esempio, ha segnato un +0,7%, mentre il CAC 40 e il FTSE Mib hanno registrato performance positive seppur più modeste. L’attenzione degli operatori si è concentrata principalmente sui risultati societari, i quali, nel loro insieme, stanno delineando un quadro di cauto ottimismo. Secondo alcune analisi, le stime sugli utili delle aziende europee convergono verso una crescita moderata, con dati che indicano un aumento del 4,3% nel corso del terzo trimestre; si segnala, inoltre, un miglioramento del consenso degli analisti, trainato in particolare dai settori bancario e delle materie prime, che sono riusciti a compensare i ribassi registrati in altri comparti più ciclici.

Le ripercussioni sul comparto crypto e le tensioni oltreoceano

La tensione si è fatta sentire anche sul versante azionario legato alle criptovalute, le cui quotazioni hanno subito un brusco contraccolpo in parallelo con la discesa del Bitcoin verso i 100.000 dollari. Oltre Atlantico, i mercati hanno mostrato segni di nervosismo, con il Nasdaq in calo del 2% e l’indice S&P 500 che ha ceduto oltre l’1%; dinamiche queste che alcuni osservatori legano a un possibile deflazione di quella che viene percepita come una bolla legata all’intelligenza artificiale, oppure alle politiche della Federal Reserve, la quale starebbe orchestrando un progressivo irrigidimento della liquidità in uno scenario di rallentamento della crescita economica. Si tratta, in ogni caso, di movimenti che contribuiscono a creare un ambiente finanziario complesso, nel quale gli asset più volatili, come le criptovalute, faticano a trovare una direzione stabile.

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