Bitcoin fatica a risalire la china mentre i metalli preziosi volano
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Redazione Economia
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Le sedi di negoziazione statunitensi si sono aperte venerdì all'insegna di un brusco tonfo per Bitcoin, il cui valore è scivolato, in un moto di profonda correzione, fino a toccare la soglia degli 88.500 dollari. Questo movimento ribassista si è delineato in netto contrasto con l'andamento esuberante registrato contemporaneamente dal mercato dei metalli preziosi, dove l'argento ha infranto per la prima volta il muro psicologico dei 100 dollari per oncia, conquistando un livello senza precedenti. A confermare una tendenza che appare ormai strutturale, anche l'oro si è mantenuto su livelli prossimi ai 5.000 dollari, mentre il platino, con un balzo del 5%, ha segnato a sua volta un nuovo massimo storico. Dinamiche rialziste, seppur con intensità differente, hanno interessato pure il rame, la cui quotazione è cresciuta del 2,5% avvicinandosi pericolosamente ai propri record.
La difficile riconquista di soglie critiche
Il criptoasset, dopo aver toccato un minimo nell'area compresa tra 87.200 e 87.150 dollari, ha tentato una reazione al rialzo, la quale, tuttavia, non è riuscita a impensierire in modo significativo la resistenza posta a 90.500 dollari. Questo rimbalzo, per quanto apprezzabile, non è stato sufficiente a modificare l'equilibrio tecnico di breve periodo, che permane fragile e suscettibile a nuove pressioni vendite. Alcuni di essi, i più reattivi, segnalano condizioni di ipervenduto piuttosto marcate, un fattore che, da un lato, potrebbe arginare un'ulteriore discesa e, dall'altro, favorire una fase di consolidamento e riaccumulo. Qualsiasi tentativo di risalita sostenuta dovrà comunque misurarsi, in primis, con un ostacolo tecnico localizzato tra i 92.000 e i 92.500 dollari, per poi affrontare una barriera ben più coriacea posta tra i 95.500 e i 96.000 dollari.
Il contesto emotivo del mercato crypto
In questo scenario di marcata volatilità, l'Indice Crypto Fear and Greed, uno dei termometri più osservati per misurare il sentiment prevalente tra gli investitori, si attesta su un valore di 34, cifra che rimanda a una condizione di "paura". Tale lettura, se da un canto riflette la cautela e la preoccupazione scaturite dalle recenti flessioni, dall'altro costituisce storicamente un segnale che gli analisti tecnici monitorano con attenzione, poiché livelli di eccesso pessimistico hanno spesso preceduto inversioni di tendenza. La domanda che molti operatori si pongono, quindi, è se l'attuale congiuntura possa preludere a un recupero in grado di riportare il prezzo verso il supporto chiave dei 90.000 dollari, o se invece la fase correttiva abbia ancora spazio per proseguire.
Divergenze di settore e quadro macro
La frattura prestazionale tra il mondo delle criptovalute e quello dei metalli industriali e preziosi delinea un quadro macroeconomico complesso, dove le diverse classi di asset rispondono a logiche e driver spesso non allineati. L'impennata dei metalli, favorita da una domanda industriale robusta e da istinti rifugio in periodi di incertezza geopolitica, sembra procedere su un binario distinto rispetto a quello battuto da Bitcoin, il cui valore è influenzato da fattori più specifici come la liquidità del settore, i flussi sui principali exchange e l'evoluzione del quadro normativo globale. La presidenza di Donald Trump negli Stati Uniti introduce, come è noto, un ulteriore elemento di variabile nelle politiche fiscali e monetarie, le cui ricadute sui mercati finanziari tradizionali e su quelli digitali sono oggetto di costante valutazione da parte degli investitori.




