Sondaggi in caduta libera per Trump, la guerra in Iran e l’inflazione rosicchiano il consenso

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Washington. A più di un anno dalla sua rielezione, un traguardo che ormai appartiene alla storia politica consolidata, Donald Trump si trova improvvisamente a navigare in acque ben più agitate del previsto. Il presidente, che aveva fatto del successo economico e della forza negoziale il marchio di fabbrica del suo secondo mandato, deve fare i conti con un dato crudo e inaspettato: il consenso popolare, quello che lo aveva riportato alla Casa Bianca, sta letteralmente franando sotto i colpi di una guerra costosa e di un’inflazione che non accenna a mollare la presa. Secondo l’ultima rilevazione congiunta di Washington Post, ABC News e Ipsos, il livello di disapprovazione nei suoi confronti ha toccato quota 62%, un record negativo per i suoi due mandati. Solo il 37% degli americani, insomma, approva il lavoro dello sceicco di Mar-a-Lago; un dato, questo, in calo rispetto al 39% registrato ancora a febbraio, che testimonia un malessere profondo e trasversale. Si spezza così, almeno per il momento, quel legame quasi simbiotico che sembrava unire il tycoon al cosiddetto "America First".

Il boomerang della guerra e il costo della vita

Se Trump coltivava il sogno – dichiarato a più riprese – di aggiungere un Premio Nobel per la Pace alla sua bacheca di successi, la realtà della guerra in Iran si sta rivelando un boomerang perfetto, o forse la sua più grande mossa politica controproducente. A sei mesi dalle elezioni di metà mandato, il conflitto – che doveva proiettare l’immagine di un presidente forte e risoluto – pesa come un macigno sui sondaggi. L’impatto più devastante, però, non si misura solo sui campi di battaglia mediorientali, ma nelle tasche degli elettori. Il costo della vita è esploso: gli aumenti dei prezzi del carburante, alimentati dalla crisi iraniana, stanno divorando il potere d’acquisto delle famiglie. L’indagine demoscopica dipinge un quadro impietoso: se si chiede come stia gestendo il caro vita, Trump ottiene un magro 23% di giudizi positivi, contro un boicottaggio del 76%. Anche sull’inflazione, la fiducia crolla al 27% di approvazione, mentre la gestione generale dell’economia – il suo cavallo di battaglia – raccoglie solo il 34% di pareri favorevoli, sette punti in meno rispetto a poche settimane fa.

La sfida agli alleati: dazi alti e l’ombra del ritiro delle truppe

Mentre l’umore sul fronte interno si fa cupo, Trump sembra decidere di alzare la posta anche sul versante esterno, sfidando apertamente gli storici alleati. La nuova linea è un evidente messaggio a gamba tesa all’Unione Europea, colpita su due fronti sensibili: quello militare e quello commerciale. Il Pentagono ha annunciato il ritiro di 5.000 soldati dalla Germania, una decisione che arriva dopo gli scambi di battute poco velati con il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Sebbene Berlino cerchi di minimizzare parlando di un "ritiro previsto", gli osservatori leggono la mossa come una chiara rappresaglia per le critiche tedesche alla gestione della crisi iraniana. Non solo: per rimpinguare le casse statunitensi e forse anche per ripagare qualche vecchio rancore, Trump ha rimesso sul tavolo la minaccia dei dazi. L’intenzione è quella di imporre un balzello del 25% su auto e componenti provenienti dall’Europa, una dichiarazione di guerra commerciale che rischia di inasprire ulteriormente un rapporto già logoro. Bruxelles, dal canto suo, ha già fatto sapere di tenere "aperte tutte le opzioni", pronta a replicare se le minacce diventassero realtà; una guerra commerciale transatlantica, insomma, non è più solo un’ipotesi da manuale di geoeconomia, ma uno scenario concreto che molti analisti temono possa aggravarsi nelle prossime settimane.

La morsa sul costo dei carburanti e l’addio a un campione

In attesa degli esiti di queste sfide internazionali, sul fronte interno italiano intanto l’attenzione si sposta su altri due fronti, ugualmente sentiti dalla cronaca quotidiana. Da una parte, la tregua sulle accise volge al termine, e la scure torna a colpire i portafogli degli automobilisti. Il governo ha prorogato lo sconto, ma in forma ridotta e differenziata: la sforbiciata riguarda molto meno la benzina, che vede il taglio crollare a soli 5 centesimi, mentre il diesel resta più tutelato. Il risultato è un rincaro immediato e brusco, con prezzi che in molti distributori hanno già sfondato il muro psicologico di 1,95 euro al litro. Il Codacons stima una stangata da oltre 90 milioni di euro per gli italiani nei soli prossimi 21 giorni, un aumento della mobilità che rischia di fermare i consumi già deboli di questo avvio di stagione. Dall’altra, la cronaca si veste di nero e di sport con l’addio a un simbolo di coraggio e resilienza. Se n’è andato Alex Zanardi, il campione che aveva trasformato ogni limite in una nuova partenza. La sua scomparsa, avvenuta all’età di 59 anni, ha suscitato un cordoglio unanime, dalle istituzioni sportive al mondo della politica, che ne hanno ricordato l’esempio umano prima ancora che i trionfi paralimpici. Il presidente del Cip lo ha definito un uomo capace di incarnare il vero spirito del movimento paralimpico, un’eredità che va ben oltre i traguardi in handbike.

L’ombra di Garlasco e la volata scudetto

Sul fronte giudiziario, a distanza di anni torna prepotentemente alla ribalta il delitto di Garlasco. Le indagini si riaccendono attorno alla figura di Andrea Sempio, con i legali che delineano un profilo complesso, caratterizzato da alcune chat storiche dai toni inquietanti sul tema della violenza e da presunte ossessioni adolescenziali. Mentre la Procura cerca di consolidare la nuova pista, la difesa dell’indagato respinge le illazioni parlando di ricostruzioni "fantasiose", lasciando il caso ancora aperto a possibili, futuri sviluppi processuali. Per alleggerire la tensione di un notiziario carico di geopolitica e cronaca, il respiro dello sport offre l’unica vera boccata d’aria leggera. L’Inter di Cristian Chivu, in questo scorcio di maggio, vede lo Scudetto davvero a un passo. A sole sei giornate dal termine, il vantaggio sul Napoli rimane consistente; la matematica potrebbe regalare la festa nerazzurra già nelle prossime uscite, con una squadra che ormai tocca con un dito il sogno della seconda stella.

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