Incendio a Peschici, soccorsi via mare per i bagnanti: nove persone salvate dalla guardia di finanza
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Un vasto incendio, che ha devastato circa 150 ettari di macchia mediterranea e pineta costiera, ha messo in fuga i turisti sulle spiagge del Gargano. Domenica 26 luglio, il rogo divampato nel territorio di Peschici, tra le rinomate baie di Manaccora e Zaiana, ha costretto le autorità a un'operazione di evacuazione complessa che ha visto impegnati i mezzi navali della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza, con quest'ultima che ha tratto in salvo nove persone rimaste intrappolate dalle fiamme.
L'incendio, che ha rievocato il tragico ricordo del devastante rogo del 2007, è stato successivamente ridimensionato grazie all'intervento di mezzi aerei, ma la conta dei danni e le indagini per accertare la natura dolosa dei focolai sono appena iniziate.
Un'operazione di soccorso coordinata tra terra e mare
Le operazioni di soccorso hanno preso il via intorno alle 13, quando la segnalazione dell'emergenza ha attivato il dispositivo aeronavale del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Bari. In stretta collaborazione con la Capitaneria di Porto e le autorità locali, sono state impiegate tre unità navali: la BSO 134 di Vieste, la V.855 e la BSO 100 della Sezione Operativa Navale di Manfredonia.
Questi mezzi hanno raggiunto rapidamente il tratto di costa interessato dalle fiamme, dove il fuoco, alimentato dal vento, stava avanzando pericolosamente verso la battigia, minacciando i bagnanti e i turisti presenti nei numerosi campeggi della zona.
Nel corso delle concitate fasi di evacuazione, gli equipaggi della Guardia di Finanza hanno tratto in salvo nove persone, tra cui donne e bambini, garantendo il loro trasferimento in sicurezza su imbarcazioni. Un intervento altrettanto decisivo ha permesso di recuperare due civili che, nel caos generale durante le operazioni di imbarco su natanti privati, erano accidentalmente caduti in mare.
Le operazioni di soccorso sono proseguite fino a tarda sera, quando le condizioni meteomarine sono peggiorate, costringendo la Guardia Costiera a disporre il rientro dei mezzi; le unità navali sono comunque rimaste in stato di prontezza operativa nei porti di Vieste e Manfredonia per eventuali nuove emergenze.
L'incendio e il ricordo del tragico rogo del 2007
Le fiamme, che hanno lambito le zone a ridosso del mare costringendo alla chiusura della strada provinciale litoranea e alla sospensione della circolazione ferroviaria, hanno riportato alla mente degli abitanti e dei soccorritori l'incubo del luglio 2007. Diciannove anni fa, un analogo incendio distrusse migliaia di ettari di vegetazione tra Peschici e Vieste, provocando tre vittime e il panico tra migliaia di turisti, che come oggi furono evacuati via mare.
In quella circostanza, persero la vita i fratelli Carmela e Romano Fasanella, di 81 e 71 anni, e Domenico De Nittis, deceduto tre giorni dopo a causa delle ustioni riportate mentre tentava di difendere la sua attività commerciale. La memoria di quegli eventi ha reso l'emergenza di domenica ancora più tesa, sebbene le autorità abbiano subito rassicurato sulla messa in sicurezza delle abitazioni e delle strutture turistiche.
Lo scenario e le indagini dopo lo spegnimento delle fiamme
Il sindaco di Peschici, Luigi d'Arenzo, ha dichiarato che l'incendio, che aveva inizialmente destato grande preoccupazione, è stato circoscritto e non ha rappresentato un pericolo per l'incolumità pubblica. Il prefetto di Foggia, Paolo Giovanni Grieco, ha convocato un Centro coordinamento soccorsi per monitorare la situazione, mentre sul posto hanno operato fino a quattro Canadair e un elicottero per effettuare lanci d'acqua e domare i focolai.
Nonostante il rogo sia stato ridimensionato, la sua estensione, che ha bruciato un'ampia superficie di boschi e macchia mediterranea in località Zaiana-Pile Fraballe, ha già innescato la macchina dei danni e la fase di bonifica del territorio.
Parallelamente, si sono già aperte le indagini per chiarire l'origine del rogo. Le autorità, in particolare il sindaco d'Arenzo, hanno ipotizzato la natura dolosa dell'incendio, sottolineando come i focolai si siano sviluppati in più punti contemporaneamente, un modus operandi che escluderebbe una causa accidentale. L'inchiesta, affidata ai carabinieri e alla procura, dovrà ora fare luce su quanto accaduto e individuare eventuali responsabili, in un'estate che si preannuncia ancora critica per il rischio incendi in tutta la regione.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
