D-Orbit alla guida di Morph, la missione Esa che punta a fare il pieno nello spazio
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Redazione Economia
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Sono ormai oltre diecimila i satelliti che orbitano attorno alla Terra, un numero destinato a crescere in modo esponenziale fino a toccare quota quarantamila nei prossimi due anni, senza considerare i progetti più ambiziosi – come quello di Elon Musk, ora apparentemente concentrato su un gigantesco computer spaziale piuttosto che sulla colonizzazione di Marte – che mirano a popolare le orbite con milioni di nuovi oggetti. In questo scenario di affollamento crescente, l’Agenzia Spaziale Europea ha selezionato l’italiana D-Orbit come contraente principale per la missione MORPH, acronimo di Modular On-Orbit Refurbishment for Permanent Hardware. L’annuncio, arrivato il 24 marzo 2026 nel corso del SatShow di Washington D.C., sancisce l’avvio di un progetto che intende dimostrare per la prima volta in Europa la capacità di rifornire i satelliti direttamente nello spazio, trasformando quella che fino a ieri era una macchina usa e getta in un’infrastruttura permanente.
Un cambio di paradigma per i “meccanici dello spazio”
L’idea alla base di MORPH è, in realtà, una rivoluzione copernicana del concetto stesso di satellite: se per decenni questi strumenti sono stati progettati come beni di consumo destinati a essere sostituiti non appena esaurito il carburante o giunti al termine della vita operativa dei componenti, l’obiettivo è ora quello di allungarne la vita attraverso interventi di manutenzione, aggiornamento e rifornimento effettuati in orbita. La piattaforma GEA, il veicolo di servizio sviluppato da D-Orbit proprio per questo scopo, rappresenta il cuore tecnologico della missione: verrà equipaggiata con interfacce modulari e sistemi robotici in grado di interagire con altri satelliti, consentendo operazioni di trasferimento di carburante o la sostituzione di componenti ormai obsoleti. Si tratta di un approccio che abbandona la logica del “satellite usa e getta” per abbracciare quella di una vera e propria economia circolare nello spazio, un modello in cui le risorse già in orbita vengono valorizzate anziché abbandonate.
La strategia industriale e il contesto internazionale
Il progetto MORPH, che rientra nelle attività del Clean Space Office dell’ESA, si inserisce in un percorso già avviato dall’azienda di Como con la missione RISE, il cui lancio è previsto per il 2029 con un contratto quadro da 119 milioni di euro per lo sviluppo delle capacità di “satellite servicing” in orbita geostazionaria. Mentre RISE si concentra sull’estensione della vita operativa attraverso la manovra e il controllo di satelliti clienti, MORPH rappresenta un passo successivo: la fase di studio, della durata di otto mesi, servirà a definire l’architettura di sistema e a mettere a punto le tecnologie chiave per il rifornimento, con l’ambizione di raggiungere un livello di maturità tecnologica (TRL6) sufficiente per una dimostrazione in orbita. L’annuncio della selezione è arrivato in un contesto internazionale segnato da un rafforzamento del controllo sull’informazione spaziale, come dimostrano le nuove restrizioni imposte negli Stati Uniti dalla Space Force alle società che analizzano i danni da attacchi – una misura volta a gestire la narrativa pubblica nel conflitto con l’Iran, che include anche episodi di rimozione di telecamere di sorveglianza da parte dell’esercito israeliano per occultare le vulnerabilità emerse dagli attacchi missilistici.
Il ruolo centrale dell’Italia nella nuova infrastruttura orbitale
Con questa selezione, l’Italia consolida la propria posizione di avanguardia in un settore – quello della logistica spaziale – che rappresenta il “tessuto connettivo” mancante nell’ecosistema europeo. D-Orbit, che ha costruito la propria reputazione con i veicoli di trasporto ION Satellite Carrier (i cosiddetti “furgoni delle consegne” in grado di rilasciare payload in orbite diverse riducendo i tempi di schieramento delle costellazioni fino all’85%), si trova ora a ricoprire il ruolo di prime contractor per un programma che potrebbe ridefinire la sostenibilità economica e ambientale dello spazio. La missione MORPH si concentrerà in particolare sull’orbita geostazionaria, dove risiedono i satelliti più preziosi utilizzati per le telecomunicazioni globali; la possibilità di intervenire su questi asset direttamente nello spazio, senza doverli sostituire con nuovi lanci, consentirebbe di abbattere i costi e, al contempo, di ridurre drasticamente l’accumulo di detriti orbitali, in linea con l’obiettivo di neutralità dei detriti che l’ESA si è posta per il 2030. La presenza dell’azienda al Padiglione italiano del SatShow, organizzato dall’Agenzia ICE in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana, ha rappresentato il palcoscenico ideale per ufficializzare un accordo che conferma come, anche in un mercato sempre più affollato e geopoliticamente complesso, l’Italia possa giocare un ruolo da protagonista nella gestione delle infrastrutture del futuro.




