Addio a Ulrico Carlo Hoepli, l’ultimo custode della dinastia di libri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La coincidenza, per quanto dolorosa, possiede un crisma di inevitabilità simbolica che la cronaca fatica a ignorare. Ulrico Carlo Hoepli, l’erede della quarta generazione di quella dinastia di librai ed editori che ha segnato il volto culturale di Milano, si è spento a 91 anni.

La notizia della sua scomparsa, avvenuta il 9 giugno a causa di una polmonite bilaterale che ne aveva causato il recente ricovero al Policlinico e il successivo trasferimento in un hospice, arriva mentre la storica libreria di via Hoepli – situata a due passi dal Duomo – ha definitivamente chiuso i battenti dopo 156 anni di onorata attività. Un lutto, quello per l’uomo, che diventa così indissolubile dalla fine materiale di un’impresa.

La fine di un’epoca tra liquidazione e memoria

Per comprendere la portata di quanto accaduto, è necessario riavvolgere il nastro al lontano 1870, quando l’omonimo Ulrico Hoepli (un libraio di origine svizzera) rilevò una piccola bottega nei pressi della Galleria Vittorio Emanuele, gettando le fondamenta di quello che sarebbe diventato un impero editoriale incentrato sulla formazione tecnica e universitaria. Oggi, invece, di quella potenza restano solo i frammenti di una liquidazione.

L’assemblea dei soci aveva deliberato lo scioglimento volontario della società già due mesi prima della morte di Carlo Ulrico, un processo che ha portato alla cessione del ramo scolastico (il più redditizio) a Mondadori e, di conseguenza, al trasferimento del marchio storico. Mentre la libreria chiudeva, l’ultimo grande rappresentante della famiglia assisteva, forse impotente, allo smantellamento di un patrimonio che lui stesso aveva contribuito a modernizzare.

L’eredità di un editore europeo e le tensioni familiari

Classe 1935, padre di Giovanni, Matteo e Barbara, Ulrico Carlo Hoepli non era soltanto un commerciante di libri. Nel 1998 era stato nominato presidente della Federazione degli editori europei (Fep), un ruolo che lo poneva al centro delle grandi trasformazioni digitali del settore, di cui fu un convinto sostenitore (fu tra i primi a credere nell’introduzione del codice ISBN e a lanciare hoepli.it tra i primi store online italiani). Eppure, la sua eredità diretta è stata segnata da divergenze insanabili.

La gestione era passata alla quinta generazione, ma il conflitto intestino – in particolare le divergenze di opinione tra i suoi figli e il cugino Giovanni Nava, che detiene una quota significativa del capitale e si opponeva alla chiusura – ha reso impraticabile qualsiasi altra strada. Una vera e propria faida giudiziaria, in attesa di una pronuncia della Cassazione proprio in questi giorni, ha di fatto accompagnato il declino dell’azienda.

La corsa contro il tempo per salvare la sede

Il presente, ormai, è soltanto una questione logistica e legale. La libreria ha chiuso, e l’intero palazzo di via Hoepli dovrà essere completamente svuotato entro il 30 giugno: scaffali, uffici e magazzini veranno liberati per fare spazio a nuovi proprietari (si parla di un potenziale investimento immobiliare per un albergo di lusso). Tuttavia, non tutto è stato consegnato all’oblio.

Una cordata di imprenditori guidata da Vittorio Graziani, storico libraio della Centofiori, sta cercando di mettere sul tavolo una proposta di salvataggio, sebbene la condizione per rilanciare l’attività sia quella di restare nella sede originaria – un’opzione resa sempre più difficile dall’avanzamento dello sgombero. Alcuni ex dipendenti, dal canto loro, stanno valutando la strada della cooperativa o del workers buyout per tentare di dare nuova linfa ai canali di e-commerce, ma senza la possibilità di utilizzare il nome Hoepli se non in forme derivate.

Si chiude, insomma, il cerchio di una storia iniziata 156 anni fa, mentre la città perde un presidio fisico di cultura e una dinastia perde il suo ultimo, vero custode.

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