Addio a Ulrico Carlo Hoepli, l’ultimo editore che portava il nome del fondatore
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Redazione Interno
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I destini, a volte, si intrecciano senza cercarsi, trovando un inconsapevole punto di caduta nelle coincidenze temporali. È quanto accaduto a Milano, dove la scomparsa di Ulrico Carlo Hoepli, avvenuta a 91 anni, segue di appena due settimane la chiusura definitiva della storica libreria di via Hoepli, quel luogo simbolo che per oltre un secolo e mezzo ha rappresentato un avamposto della cultura tecnica e umanistica nel cuore della città.
L’anziano editore, classe 1935, era stato ricoverato nei giorni scorsi al Policlinico a causa di una polmonite bilaterale, salvo poi essere trasferito in un hospice dove ha trascorso gli ultimi istanti della sua esistenza. Una fine serena, se così si può definire, che giunge mentre l’azienda di famiglia è ormai in liquidazione volontaria, smantellata pezzo dopo pezzo dopo che l’assemblea dei soci ne aveva decretato la fine lo scorso marzo.
La memoria di un gesto generoso e il legame con il planetario
A contraddistinguere la figura di Hoepli, oltre alla longevità e all’impegno imprenditoriale, era un orgoglio profondamente radicato nella storia familiare; amava raccontare, chi lo ha conosciuto, come il fondatore (suo omonimo) avesse donato alla città il Planetario nel lontano 1930, investendo gran parte dei propri risparmi in un'operazione che allora sembrava folle ai parenti.
E spiegava ai nipoti preoccupati per l’entità di quella somma che loro, comunque, avevano la fortuna di possedere un posto dove lavorare, un insegnamento che lui stesso ha cercato di tramandare fino all’ultimo. Quello stesso Planetario, progettato da Piero Portaluppi, è rimasto per decenni il simbolo tangibile di una dinastia di origine svizzera che ha saputo italianizzarsi fino a diventare una delle colonne portanti dell’editoria milanese.
La crisi familiare e lo smembramento dell’impero
Non si può parlare della morte di Ulrico Carlo senza fare riferimento al contesto giudiziario e commerciale che ha preceduto la fine della Hoeppi spa, una vicenda complessa fatta di controversie tra eredi e difficoltà di mercato. Dopo aver ceduto la mano alla quinta generazione, si erano manifestate divergenze insanabili tra i suoi tre figli (Giovanni, Matteo e Barbara) e il cugino Giovanni Nava, quest’ultimo contrario alla liquidazione della società che deteneva una quota del trentatre per cento.
Nel frattempo, il ramo dell’editoria scolastica è stato ceduto al gruppo Mondadori, che si è aggiudicato anche lo storico marchio, mentre il palazzo di via Hoepli è già stato venduto a un fondo statunitense, rendendo concreta l’ipotesi di uno sfratto totale entro la fine del mese.
Resterà da vedere, semmai ce ne sarà l’opportunità, se la cordata di imprenditori guidata dal libraio Vittorio Graziani riuscirà a trovare una soluzione per rilevare l’attività, sebbene il trasferimento dei volumi e la perdita del diritto a utilizzare il nome originale rendano l’operazione particolarmente ardua.
Una proposta alternativa, avanzata in precedenza dalla società DaB di Vittoria Loro Piana e Raffaella Redaelli de Zinis con un’offerta da oltre venti milioni di euro, era stata invece scartata dalla liquidatrice, segno evidente della volontà di procedere spediti verso la chiusura.
Una vita dedicata alle parole e alle istituzioni
Alla guida dell’impresa aperta dal bisnonno nel lontano 1870, Ulrico Carlo ha rappresentato per decenni la quarta generazione di librai ed editori, ricoprendo ruoli di prestigio come la presidenza della Federazione degli Editori Europei, ottenuta nel 1998, e incarichi di rilievo all'interno della Siae e dell'Associazione Italiana Editori.
La sua scomparsa non è solo la perdita di un imprenditore, ma il venir meno di quella memoria storica che, ancora nel 2011 (quando rilasciava un’intervista a Swissinfo), ricordava con lucidità il motivo del successo familiare: la lungimiranza dello straniero che scelse Milano come capitale della lingua italiana. Un patrimonio culturale, quello delle librerie e dei cataloghi, che ora giace in scatoloni pronti a lasciare via Hoepli, mentre fuori, sotto le stelle del Planetario, rimane impresso solo il nome di chi donò tutto.




