Il governo Meloni incassa il verdetto della Consulta: niente scorciatoie per fermare le espulsioni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Corte Costituzionale ha messo un punto fermo, destinato a pesare come un macigno sul dibattito giudiziario e politico degli ultimi mesi, sulla possibilità di utilizzare la richiesta di protezione internazionale come un escamotage per eludere un provvedimento di espulsione. Con la sentenza numero 40, depositata ieri, i giudici della Consulta hanno dichiarato inammissibile la questione di legittimità sollevata dalla Corte di Cassazione, intervenendo a ridefinire i confini – sottili ma netti – tra il diritto di asilo e le procedure di allontanamento dal territorio nazionale. Un verdetto che, di fatto, convalida la linea dura dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, specialmente per quanto riguarda il trattenimento nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr) di coloro che, pur avendo già ricevuto un ordine di espulsione, presentano una domanda di protezione solo dopo essere stati fermati.

La sentenza che smonta i rilievi della Cassazione

Il nodo giuridico sciolto dalla Consulta riguardava la disciplina applicabile allo straniero già trattenuto in un Cpr, il quale – come nel caso specifico di un magrebino condannato per stupro recentemente rimpatriato da Gjader in Albania – decide di presentare istanza di asilo. Secondo l’impianto normativo voluto dal governo, la presentazione di tale domanda non paralizza automaticamente il trattenimento, purché sussistano le condizioni per ritenerla strumentale. La Cassazione aveva sollevato dubbi di costituzionalità, ma la Corte ha risposto con un secco “no”, ritenendo la questione inammissibile. Nelle motivazioni, i giudici hanno però spinto il legislatore a un intervento di modifica per allineare la normativa attuale agli standard costituzionali e agli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione europea, un richiamo che non scalfisce però la sostanza del dispositivo.

Bignami: “Una convalida dell’approccio dell’esecutivo”

A raccogliere il testimone della Consulta è stato il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, secondo il quale la decisione rappresenta una convalida inoppugnabile dell’approccio scelto dall’esecutivo in materia di immigrazione illegale. Bignami ha sottolineato come la sentenza ribadisca un principio che il partito di maggioranza ritiene cardine: la sicurezza e la legalità sono ambiti di competenza dell’Esecutivo, mentre alla magistratura spetta il compito di applicare le norme vigenti senza tentare di sovrascriverle con interpretazioni che finiscono per aggirarle. L’orientamento della Corte, ha aggiunto il parlamentare, chiude la porta a quelle “scorciatoie” che rischiavano di trasformare l’asilo internazionale in un diritto di soggiorno mascherato per soggetti destinati all’espulsione.

Il trattenimento nei Cpr diventa uno scudo contro le domande pretestuose

La portata operativa della sentenza è immediata: si conferma la legittimità del trattenimento in un Cpr per lo straniero che, dopo l’emissione del provvedimento di espulsione, presenti richiesta di protezione. La Consulta ha precisato che va impedito l’uso strumentale della procedura di asilo al solo scopo di ritardare o evitare provvedimenti legittimi, un passaggio che il governo legge come un via libera a proseguire nella politica di filtraggio delle domande considerate pretestuose. La decisione giunge in un momento particolarmente caldo per il governo, reduce dalle tensioni seguite al trasferimento del magrebino dal centro di Gjader in Albania – struttura il cui funzionamento era stato oggetto di serrate polemiche – e rilancia la solidità di un impianto normativo che punta a blindare i rimpatri contro eventuali ricorsi dilatori.

Un verdetto che ridisegna gli equilibri tra poteri dello Stato

Al di là della contingenza politica, la sentenza numero 40 incide profondamente sugli equilibri tra i poteri dello Stato. Nel bocciare i rilievi della Cassazione, la Corte ha ribadito che la sicurezza rappresenta una prerogativa del governo, tracciando un confine chiaro con la funzione giurisdizionale. Se da un lato viene richiesto al legislatore un adeguamento formale agli standard europei, dall’altro l’impianto sostanziale – quello che consente di trattenere un clandestino in attesa di espulsione anche dopo una richiesta di asilo – esce rafforzato. Per l’esecutivo Meloni, che ha fatto della lotta all’immigrazione illegale uno dei suoi cavalli di battaglia, si tratta di un’importante legittimazione giuridica: un’arma in più per sostenere che le norme varate non solo reggono, ma sono costituzionalmente valide, a patto che vengano applicate senza forzature interpretative.

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