Ricina di Pietracatella, il 28 settembre l'analisi del pc e delle dieci pen drive di Gianni Di Vita
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Redazione Interno
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Un nuovo passaggio investigativo segna il caso della morte di Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara Di Vita, avvenuta a Pietracatella, in provincia di Campobasso, durante le festività natalizie dello scorso dicembre. Madre e figlia persero la vita dopo essere state avvelenate con la ricina, una tossina tra le più letali conosciute. Lunedì 28 settembre, alle 10, negli uffici della Questura di Campobasso, personale specializzato dello Sco avvierà l'estrapolazione dei dati contenuti in un computer e in dieci pen drive sequestrati a Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime.
L'accertamento tecnico, disposto dalla procura di Larino, è considerato irripetibile: le parti coinvolte, dagli indagati ai legali fino alle parti offese, potranno assistere alle operazioni. Il tempo previsto per completare il lavoro è di sessanta giorni, salvo proroga.
Cosa cercano gli inquirenti nei dispositivi
Secondo quanto emerge dal provvedimento di convalida del sequestro, computer e chiavette potrebbero essere stati utilizzati anche da Antonella Di Ielsi, che collaborava all'attività professionale del marito, e dalla figlia Sara, in particolare nel periodo della didattica a distanza durante la pandemia. Gli inquirenti ritengono dunque che quei supporti informatici possano contenere documenti scritti dalle due vittime, chat, foto, registrazioni vocali, pagine di diario o tracce di navigazioni internet pertinenti ai reati contestati.
L'arco temporale della ricerca è ampio e si estende dalla prima accensione dei dispositivi fino al giorno del loro ultimo utilizzo.
L'attenzione degli investigatori si concentra in particolare su eventuali ricerche in rete relative alle modalità per procurarsi la ricina, ma anche su annotazioni riguardanti gli alimenti consumati nei giorni precedenti al decesso e su documenti relativi a malattie sofferte dalle vittime e mai conosciute. Non meno rilevanti, per ricostruire le abitudini di vita e i rapporti interpersonali delle due donne, sono i dati relativi ai contatti con familiari, amici e conoscenti, insieme alle posizioni dei dispositivi, agli indirizzi email e ai profili sui social network.
Il vertice in Questura e le nuove audizioni
Martedì 22 settembre, negli uffici della Questura di Campobasso, si è tenuto un vertice operativo per fare il punto sull'inchiesta. All'incontro hanno preso parte la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, e il capo della Squadra Mobile, Marco Graziano. Nel corso della riunione sono stati definiti i prossimi passi da compiere e le ulteriori persone da ascoltare come informate sui fatti.
Nelle ultime ore è stata convocata una conoscente di un'amica di Gianni Di Vita, mentre il filone principale dell'indagine, coordinato dalla procura di Larino, procede contro ignoti per l'ipotesi di duplice omicidio premeditato. In parallelo, un secondo filone vede cinque medici indagati per omicidio colposo, procedimento nel quale lo stesso Gianni Di Vita figura come parte offesa.
Gli esami del Robert Koch Institute
Sul fronte tossicologico, nei mesi scorsi erano arrivati da Berlino i risultati degli accertamenti condotti dal Robert Koch Institute, considerato tra i centri più avanzati al mondo nello studio dei veleni, sui campioni di sangue prelevati il primo luglio a Gianni e Alice Di Vita, marito e figlia sopravvissuti alla tragedia. Gli esami hanno escluso una pregressa esposizione alla ricina per entrambi, confermando quanto già stabilito dal Centro antiveleni di Pavia.
Il coinvolgimento dell'istituto tedesco era legato alla capacità di rilevare tracce della sostanza anche a distanza di mesi, circostanza che rendeva particolarmente atteso l'esito delle analisi. La procuratrice Antonelli, in merito ai risultati, aveva precisato che non risultava alcuna comunicazione scritta circa la positività anticorpale alla ricina per i due familiari.
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