Roma, il weekend delle proteste tra il corteo No Kings e il presidio vietato per i due anarchici

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono giorni di mobilitazione intensa quelli che attendono la Capitale, con un fine settimana che si preannuncia particolarmente denso di appuntamenti politici e sociali. Dopo la resa dei conti post referendaria che ha scosso il governo, la sinistra extraparlamentare – quella stessa che aveva avuto un ruolo vitale nella riuscita della campagna per il No alla riforma della giustizia – si prepara a tornare in piazza per quella che definisce una “resa dei conti” sociale. L’occasione è offerta dalla manifestazione nazionale “Together, No Kings!”, in programma sabato 28 marzo con partenza da piazza della Repubblica alle 14 e arrivo in piazza San Giovanni, un evento che intende raccogliere l’eredità del voto referendario per amplificare la richiesta di “fermare la svolta autoritaria” del governo. Si tratta di una mobilitazione internazionale che vedrà contemporaneamente cortei anche a Londra e negli Stati Uniti, dove la presidenza di Donald Trump – tornato alla Casa Bianca – rappresenta uno dei bersagli simbolici della protesta contro quella che viene definita l’ideologia dei “re”.

Un fronte ampio che mobilita sindacati e movimenti

La macchina organizzativa del corteo, che secondo il preavviso ufficiale porterà in strada circa 15mila persone – un numero che potrebbe rivelarsi superiore, vista l’affluenza registrata al referendum –, vede una convergenza molto ampia che riunisce oltre 700 sigle. Alla manifestazione hanno aderito ufficialmente la FLC CGIL, che già dall’autunno del 2024 fa parte della rete “A pieno regime” contro gli attacchi alla libertà di insegnamento e di ricerca, insieme all’ANPI, ad Emergency, ad Amnesty International, all’Arci, ai collettivi studenteschi e ai movimenti pro Palestina. Per la giornata di venerdì 27 marzo è stato organizzato un grande concerto gratuito alla Città dell’Altra Economia nel quartiere Testaccio, con la partecipazione, tra gli altri, di artisti come Daniele Silvestri e Sabina Guzzanti, che hanno preso posizione attiva durante la campagna referendaria. Un elemento di originalità nella gestione dell’evento è rappresentato dalla presenza del Disability Pride Italia, che ha collaborato per rendere accessibile sia il concerto che il corteo, con interpreti LIS, zone di decompressione e un veicolo elettrico a disposizione per le persone con ridotta mobilità.

La tensione per le frange antagoniste e il caso Askatasuna

Nonostante la presenza dei grandi sindacati e delle associazioni umanitarie, l’attenzione delle forze dell’ordine è altissima. Il timore, espresso chiaramente dalla questura e dalla prefettura, è che la manifestazione possa essere “cavalcata” da frange estreme di antagonisti. Il campanello d’allarme suona forte in relazione ai militanti del centro sociale “Askatasuna”, sgomberato dalla polizia a Torino lo scorso dicembre, che avevano già annunciato da tempo la loro intenzione di partecipare massicciamente alla giornata del 28 marzo come parte di quella che definiscono “opposizione sociale” al governo. La data, infatti, era stata selezionata da questi gruppi mesi fa, ben prima che altri soggetti aderissero alla mobilitazione “No Kings”. La situazione è diventata ulteriormente delicata dopo la morte di Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, i due anarchici che hanno perso la vita il 18 marzo in un casale abbandonato al Parco degli Acquedotti mentre stavano assemblando un ordigno.

Il presidio commemorativo bloccato dal questore

Proprio a causa di questo tragico evento, la galassia anarchica aveva indetto per domenica 29 marzo un presidio commemorativo nei pressi del luogo dell’esplosione, in via Lemonia, con l’intenzione di portare fiori e “salutare i compagni”. Tuttavia, il questore di Roma, Roberto Massucci, ha firmato un provvedimento di divieto per lo svolgimento di questa iniziativa. Nel motivare la decisione, la questura ha fatto riferimento alla necessità di “tutelare l’integrità dei luoghi” ancora sotto sequestro per le indagini giudiziarie, sottolineando anche come l’evento fosse stato pubblicizzato senza i dovuti preavvisi di legge. Ma il nodo centrale della decisione risiede in una valutazione più profonda: il presidio, secondo il questore, si rivela “in contrasto con i valori della convivenza civile e democratica, attesa la inclinazione ideologica dell’anarchismo contro l’ordine costituito e lo spirito celebrativo a cui la stessa è ispirata, teso alla esaltazione, in una irrituale chiave commemorativa, di condotte, quali l’assemblaggio di un ordigno, finalizzate al compimento di gravi azioni delittuose”. Nonostante il divieto, tuttavia, gli ambienti anarchici hanno continuato a diffondere l’appello a ritrovarsi, spostando informalmente il luogo dell’incontro nella zona del Quarticciolo, alimentando così la preoccupazione per possibili disordini.

L’allerta per il fine settimana e i precedenti

A rendere il quadro ancora più complesso contribuisce il contesto internazionale e le celebrazioni religiose della Domenica delle Palme, che porteranno migliaia di fedeli in Vaticano, con conseguenti blocchi al traffico e necessità di gestire la sicurezza su più fronti. I precedenti recenti non aiutano a placare gli animi: nei giorni scorsi, in diverse città tra cui Viterbo, sono comparse scritte che inneggiavano a Sara e Sandro con il simbolo anarchico, portando la Digos a effettuare perquisizioni mirate. L’intersezione tra il corteo di sabato, che per sua natura attira una partecipazione trasversale, e la volontà di alcuni gruppi di trasformare la giornata in un’occasione di scontro, rappresenta la variabile più imprevedibile. Le forze dell’ordine hanno già predisposto un piano di sicurezza rafforzato, con controlli mirati nelle stazioni ferroviarie e ai caselli autostradali per monitorare gli arrivi da fuori regione. L’obiettivo, dichiarato nei tavoli tecnici in prefettura, è quello di scongiurare che l’ampia partecipazione prevista possa trasformarsi in un’occasione di violenza.

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