Wall street chiude in rosso, tra timori sull’ia e colpi di scena nelle trattative sui media

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’umore di Wall Street, nella seduta del 27 febbraio, è stato tutt’altro che euforico, con i principali indici che hanno esteso i ribassi della vigilia in un clima di accresciuta cautela da parte degli investitori. Il Dow Jones, dopo aver interrotto una serie positiva che durava da tre sedute, ha chiuso con una flessione dell’1,05% attestandosi a 48.978 punti, mentre l’S&P500 ha lasciato sul terreno lo 0,43% fermandosi a 6.878 punti. Il Nasdaq, il listino a maggiore concentrazione tecnologica, ha subito una contrazione dello 0,92%, chiudendo a 22.668 punti. Una performance negativa, questa, che appare legata a doppio filo ai timori crescenti sulla tenuta del cosiddetto “rally dell’intelligenza artificiale”, il fenomeno che aveva trainato i mercati nei mesi precedenti e che ora mostra evidenti segni di affanno.

A pesare sul sentiment generale, come spesso accade in queste fasi di transizione, è una domanda ricorrente: gli enormi capitali investiti nel settore dell’IA riusciranno a generare ritorni proporzionali? Il dubbio, che serpeggia tra i gestori e gli analisti, ha trovato un’apparente smentita nei numeri, più che nei fatti, grazie al colossale round di finanziamento concluso da OpenAI. La società, come riportato da fonti di stampa, ha raccolto la cifra record di 110 miliardi di dollari, con una valutazione pre-money che raggiunge i 730 miliardi di dollari. Un’operazione, questa, che ha visto il coinvolgimento diretto di colossi come Amazon, con un contributo di 50 miliardi di dollari, e di NVIDIA e SoftBank, che hanno investito 30 miliardi a testa. Ciononostante, l’entusiasmo non ha contagiato i listini, segno che il mercato sta guardando oltre le singole operazioni di raccolta, concentrandosi invece sulla sostenibilità di lungo periodo dell’intero comparto.

Tra merger mania e rotazione settoriale, la risposta degli investitori

Se il settore tech nel suo complesso ha mostrato debolezza, qualche eccezione di rilievo ha comunque animato le contrattazioni. In controtendenza rispetto all’andamento generale, il Titolo Netflix ha messo a segno un balzo del 7,6%, una reazione che gli analisti di mercato hanno collegato alla decisione della società di fare un passo indietro nella corsa all’acquisizione di Warner Bros. Discovery. La scelta dei vertici dell’azienda di streaming, che hanno ufficialmente rinunciato a rilanciare l’offerta dopo che Paramount Skydance aveva presentato una proposta da 31 dollari per azione (per un totale di 111 miliardi di dollari), è stata letta dal mercato come un segnale di disciplina finanziaria. I co-CEO Sarandos e Peters hanno motivato la decisione spiegando che, al prezzo richiesto per eguagliare l’offerta rivale, l’operazione non sarebbe più stata “finanziariamente attraente”, sottolineando come l’acquisizione fosse sempre stata considerata un’opzione gradita ma non necessaria, un “nice to have” e non un “must have”. L’abbandono della trattativa, insomma, è stato premiato dagli investitori, che hanno apprezzato la prudenza in un momento di incertezza generalizzata.

A livello settoriale, la seduta ha confermato una tendenza che va maturando da settimane: quella di una rotazione dei capitali dai titoli tecnologici verso comparti considerati più difensivi o legati all’economia reale. Mentre l’indice tecnologico perdeva terreno, settori come l’energia, i materiali di base e i beni di consumo primari hanno mostrato una tenuta migliore o performance positive. Un fenomeno, questo, che alcuni strateghi di JPMorgan hanno definito “AI Fear Trade”, un movimento dettato dalla paura che l’intelligenza artificiale possa non solo deludere le aspettative di crescita, ma anche rivelarsi un elemento dirompente per modelli di business consolidati. La debolezza si è estesa anche ad altri comparti, come i servizi finanziari, i trasporti su strada e i servizi legali, tutti settori che potrebbero essere potenzialmente rivoluzionati dall’avanzata dell’automazione intelligente. Un quadro complesso, dunque, in cui le perdite del Dow Jones e del Nasdaq raccontano solo una parte della storia.

Dell vola grazie ai conti, ma il mercato resta cauto

In questo scenario di cautela diffusa, non sono mancati i casi di società che hanno brillato di luce propria. Un esempio lampante è stato quello di Dell Technologies, le cui azioni hanno registrato un vero e proprio rally con un rialzo del 21,9% a 148,08 dollari. La spinta è arrivata dalla diffusione dei risultati finanziari del quarto trimestre dell’anno fiscale 2025/2026, che hanno mostrato ricavi e utile per azione ampiamente superiori alle attese del consensus. In particolare, la divisione Infrastructure Solutions Group, che gestisce il business dei server ottimizzati per l’intelligenza artificiale, ha contribuito in modo determinante ai conti, con ricavi record per 19,6 miliardi di dollari, in crescita del 73% su base annua. Jeff Clarke, vicepresidente e direttore operativo di Dell, ha dichiarato che l’opportunità offerta dall’IA sta trasformando l’azienda, un’affermazione suffragata dai numeri e dalle previsioni per l’anno in corso, che indicano un raddoppio delle vendite di server AI a circa 50 miliardi di dollari. Un segnale forte, questo, che dimostra come, al netto dei timori macroeconomici e delle preoccupazioni sulla bolla del settore, alcune realtà stiano concretamente beneficiando della domanda di tecnologie legate all’intelligenza artificiale.

Nonostante questi exploit positivi, il quadro d’insieme rimane dominato dall’incertezza. Il calo dell’1,38% registrato in apertura e confermato nel corso della seduta ha spento l’entusiasmo per i tre rialzi consecutivi che avevano caratterizzato l’inizio della settimana. Le preoccupazioni legate all’inflazione, seppur non citate esplicitamente nei primi comunicati, restano sullo sfondo come una variabile incombente, capaci di influenzare le future decisioni della Federal Reserve in materia di tassi d’interesse. In un contesto del genere, anche il mantra del “buy the dip”, storicamente caro ai piccoli investitori, sembra aver perso smalto. Come ha osservato un broker del Missouri, la sua azienda è specializzata nel gestire il denaro di chi scommette sui rimbalzi, ma la recente volatilità suggerisce che la strategia di acquistare durante le correzioni potrebbe non essere più così scontata. Wall Street, insomma, si trova a fare i conti con una fase di passaggio, in cui la fede nell’intelligenza artificiale deve confrontarsi con i bilanci e le valutazioni di mercato.

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