Fisco digitale, l'Agenzia delle entrate accelera sul modello precompilato
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Redazione Economia
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La strategia fiscale per i prossimi anni si fonda, in maniera sempre più netta, sull’espansione e il potenziamento della dichiarazione precompilata, la quale – com’è noto – rappresenta ormai da tempo uno snodo cruciale nel rapporto tra contribuenti e amministrazione finanziaria. Questa direzione, che l’Agenzia delle entrate ha indicato come prioritaria per il triennio 2026-2028, mira a semplificare gli adempimenti, riducendo al contempo il margine per errori materiali e incentivando una maggiore compliance spontanea. L’obiettivo, peraltro ambizioso, è quello di rendere il sistema sempre più intuitivo e "silenzioso", dove i dati – che l’amministrazione già possiede o può incrociare – confluiscano automaticamente nel quadro di sintesi presentato al contribuente, il quale dovrà limitarsi a una verifica e a una eventuale integrazione.
Le novità del modello IVA per il 2026
Parallelamente a questa spinta sul fronte della tassazione delle persone fisiche, procedono gli aggiornamenti tecnici per le imprese, con la pubblicazione ufficiale del Modello IVA 2026 e delle relative istruzioni, la cui trasmissione è fissata entro il prossimo 30 aprile. Tra le modifiche di maggior rilievo introdotte per l’anno in corso, spiccano quelle riguardanti il Quadro VE, specificamente dedicato alla determinazione dell’imponibile nelle prestazioni di servizi rese a operatori del trasporto, della movimentazione merci e della logistica, una disposizione che trae origine da precisi commi di legge. Si tratta, in sostanza, di un adeguamento normativo che incide sulla compilazione della dichiarazione, richiedendo una particolare attenzione da parte degli addetti ai lavori, i quali dovranno aggiornare le proprie procedure interne per allinearsi ai nuovi parametri.
La procedura per il rimborso del credito
Un altro aspetto di concreto interesse per le aziende riguarda il rimborso del credito IVA maturato nel 2025, per il quale è stata confermata la scadenza del 30 aprile 2026. La normativa prevede un importo minimo per la richiesta, escludendo dal beneficio – fatto salvo quanto stabilito per casi specifici – i soggetti che abbiano cessato l’attività o che possano vantare un credito per tre esercizi consecutivi. La procedura si articola, poi, su diverse soglie: fino a una certa cifra non è richiesta alcuna garanzia, mentre oltre quel limite diventa necessario ottenere un visto di conformità, a meno che non sussistano profili di rischio che inducano l’amministrazione a richiedere ulteriori cautele. Il diritto al rimborso, peraltro, è subordinato al rispetto di una serie di condizioni puntualmente elencate dalla legge.
Le istruzioni e le modifiche al modello
Con un provvedimento formale emesso a gennaio, sono stati approvati sia il modello IVA standard sia quello "base" per il 2026, andando a definire nel dettaglio le modalità di compilazione per la dichiarazione relativa al periodo d’imposta 2025. Le novità, che si commentano da sé per gli operatori del settore, sono per lo più riconducibili a un cambiamento di approccio normativo in materia di crediti IVA per determinate tipologie societarie, un intervento che – è lecito attendersi – porterà a una diversa gestione contabile per gli interessati. L’Agenzia, del resto, ha il compito di tradurre in prassi operative le disposizioni di legge, cercando di garantire quel giusto equilibrio tra rigore nella riscossione e sostegno alla liquidità delle imprese, un obiettivo che passa anche attraverso una comunicazione chiara e tempestiva delle nuove regole del gioco.




