Como sempre più quarto, la manita al Pisa vale il 3 sulla Juve e il ritorno al gol di Nico Paz
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Redazione Sport
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Il pomeriggio del Sinigaglia si tinge dei colori che da qualche mese a questa parte stanno disegnando la classifica più sorprendente di questa Serie A. Nel giorno in cui la memoria di Michael Bambang Hartono, uno dei due proprietari del club venuto a mancare nel corso della settimana, viene onorata dalle tribune, la squadra di Cesc Fàbregas fa quello che forse ormai le riesce meglio: trasformare l’emozione in concentrazione e la pressione in uno spettacolo di sostanza. Di fronte, un Pisa che – nonostante l’approccio coraggioso dei primi minuti, con Loyola a cercare la conclusione dalla distanza – ha finito per rappresentare l’avversario ideale per una squadra che ormai gioca con la disinvoltura di chi sa esattamente cosa vuole. Il 5-0 finale, per chi ha visto la partita, non è stato soltanto il frutto di una superiorità numerica, ma la logica conseguenza di una maturità tecnica e tattica che distingue le pretendenti alla Champions League dalle compagini destinate a lottare per altri obiettivi.
A sbloccare il risultato, al settimo minuto, è stato Assane Diao. L’errore di Moreo in fase di disimpegno, un passaggio sbagliato in una zona di campo proibita, è stato il regalo che il Como ha aspettato con la pazienza di chi sa che prima o poi il momento arriva. Diao, involatosi verso la porta, ha eluso la marcatura di Albiol e ha battuto Nicolas con un diagonale che ha riacceso un boato trattenuto a lungo. Ma è stato il raddoppio, arrivato poco prima della mezz’ora, a spezzare definitivamente le gambe al Pisa: Douvikas, il bomber greco che non smette di macinare reti, ha trovato la deviazione vincente dopo un’azione in transizione, portandosi a quota undici gol in campionato. In mezzo, c’era stato un tentativo di reazione ospite con Tramoni che aveva fatto tremare il palo, ma in questa fase della stagione il Como ha imparato che il momento migliore per colpire è proprio quando l’avversario prova a rialzare la testa.
La ripresa ha confermato il copione, sebbene il tecnico ospite Oscar Hiljemark abbia provato a rimescolare le carte inserendo Meister per Akinsanmiro nel tentativo di giocarsi il tutto per tutto. L’illusione è durata lo spazio di un paio di minuti: al 47’, Baturina – entrato nel primo tempo per l’infortunato Rodriguez – ha confezionato il terzo gol con un destro dal limite che si è incastonato nell’angolino, praticamente irraggiungibile per Nicolas. Da quel momento, il Pisa ha avuto due sussulti, entrambi annullati dal Var: prima Stojilkovic, poi Meister hanno trovato la via della rete, ma in entrambi i casi le bandierine alzate per fuorigioco hanno riportato il match sui binari della logica. Fàbregas, intanto, ha potuto gestire le risorse, dando spazio a Morata e Caqueret per tenere accesa la macchina.
Poi, è arrivato il momento più atteso, forse, per la tifoseria lariana. Nico Paz, il talento argentino che non trovava il gol da un mese, ha interrotto il digiuno al settantacinquesimo. Un’azione costruita sulla fascia, un cross di Moreno e quel sinistro al volo che non lascia scampo: il numero 11 ha messo a segno la sua decima rete stagionale, arrivando al momento giusto per presentarsi alla sosta con la Selección in una condizione di forma impeccabile. A chiudere il conto, cinque minuti più tardi, ci ha pensato Perrone, altro argentino che sulla ribalta italiana sta trovando quella continuità che gli mancava: un tap-in facile, il terzo gol stagionale per lui, a suggellare una prestazione corale dove cinque marcatori diversi hanno messo la firma su un risultato che alla vigilia sembrava scontato ma che è stato costruito con una cattiveria agonistica tutt’altro che banale.
Mentre il Sinigaglia festeggiava, le voci dalla sala stampa arrivavano nette. Hiljemark, il tecnico del Pisa, ha avuto la lucidità di ammettere la differenza abissale vista sul campo, definendo il Como una formazione “di alto livello, alla pari di Juventus e Milan”. Parole pesanti, che fotografano un Pisa ormai sprofondato all’ultimo posto con un distacco che rischia di diventare incolmabile, ma che l’allenatore ha voluto commentare con la schiena dritta: “Non siamo una squadra morta” ha detto, ricordando che mancano ancora otto partite. Ma nel calcio che conta, quello delle zone nobili, il discorso è ben diverso. Il passo falso della Juventus, fermata sul pari dal Sassuolo, ha trasformato quella che poteva essere una semplice vittoria in un’occasione d’oro. Il Como ora è a più tre sui bianconeri, a più sei sulla Roma, e il quarto posto comincia ad avere i contorni netti di una realtà concreta.
Il peso specifico di un’imbarcata e il valore della panchina lunga
Ciò che impressiona, nel cammino di questo Como, non è solo la capacità di vincere ma la naturalezza con cui lo fa. La statistica della miglior difesa del campionato, con appena ventidue gol subiti, racconta di un equilibrio che Fàbregas ha saputo cucire addosso a una rosa che mescola esperienza internazionale e giovani dal talento cristallino. Contro il Pisa, la differenza l’hanno fatta le ripartenze letali, la capacità di sbagliare pochissimo nella costruzione e di essere chirurgici nella finalizzazione. Da segnalare, nel primo tempo, l’uscita di Rodriguez per un problema al ginocchio che potrebbe rappresentare l’unico rammarico della giornata, ma l’ingresso di Baturina ha dimostrato quanto la panchina sia profonda e affidabile.
Per il Pisa, invece, questa batosta si aggiunge a una serie di risultati negativi che stanno assumendo i contorni di una crisi irreversibile. Nonostante gli investimenti importanti sul mercato – basti pensare al riscatto di Loyola diventato definitivo – la squadra non ha trovato la quadratura del cerchio. I due gol annullati per fuorigioco, per quanto possano alimentare il rammarico, non avrebbero comunque cambiato la sostanza di un confronto in cui il Como ha gestito il possesso con la sicurezza di chi sa che il risultato non è mai in discussione. Le dichiarazioni post-partita di Hiljemark, che ha elogiato gli avversari senza cercare alibi, suonano come un atto di realismo necessario in una situazione di classifica che si fa ogni settimana più pesante.
L’impatto della vittoria sul quadro europeo e la sosta che verrà
Con questo successo, il Como si porta a quota cinque vittorie consecutive, consolidando un trend che non accenna a invertirsi. L’asticella si alza, e con essa le ambizioni: a questo punto della stagione, parlare di Champions League non è più esercizio di stile ma obiettivo alla portata. La classifica, che vede i lariani saldamente al quarto posto, racconta di una squadra che ha saputo sfruttare ogni singolo passo falso delle dirette concorrenti. E mentre la Juventus deve fare i conti con una fase altalenante e la Roma insegue, Fàbregas può guardare al calendario con la serenità di chi ha già costruito un cuscinetto importante.
Il ritorno al gol di Nico Paz, in particolare, rappresenta un segnale fondamentale per le prossime sfide. Il giovane argentino, atteso ora dalla convocazione in nazionale per le amichevoli pre-mondiali, si presenterà a Scaloni con il morale alle stelle e la consapevolezza di essere uno dei punti di forza di una squadra che sta vivendo un sogno. Insieme a lui, anche Perrone – suo compagno di squadra e di nazionale – ha trovato la via della rete, dimostrando che il motorino argentino del Como funziona a pieno regime. Con otto giornate ancora da disputare, il margine di vantaggio è prezioso ma non definitivo; il lavoro svolto finora, però, ha dato a questo gruppo la consapevolezza di potersela giocare alla pari con chiunque.




