Primo maggio a Milano, in piazza per sicurezza e salari: "Il lavoro non è più una priorità"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Centinaia di lavoratori hanno sfilato oggi per le strade di Milano, da Porta Venezia a piazza della Scala, nel tradizionale corteo del Primo maggio organizzato da Cgil, Cisl e Uil. Tra musica e bandiere, lo striscione in testa al corteo – "Uniti per un lavoro sicuro" – ha riassunto le due grandi rivendicazioni della giornata: salari più adeguati e condizioni di lavoro che garantiscano maggiore sicurezza.

"Questo è un Paese con due primati negativi: i salari più bassi e il più alto numero di infortuni e morti sul lavoro in Europa", ha dichiarato Luca Stanzione, segretario generale della Cgil Milano, sottolineando come i due aspetti siano strettamente collegati. "Se non si investe nella qualità del lavoro, si impoverisce uno dei pilastri fondamentali della vita". Le parole di Stanzione, pronunciate a margine della manifestazione, hanno messo in luce una critica netta alle politiche governative: "Oggi il lavoro non è considerato una priorità, viene dimenticato, salvo ricordarsene il giorno prima del Primo maggio".

Enrico Vizza, segretario della Uil Milano, ha aggiunto un altro tassello al quadro, citando i "tre milioni di precari che hanno bisogno di essere ascoltati". Ma il problema, ha spiegato, non riguarda solo chi un lavoro non ce l’ha: "Si può essere poveri anche con duemila euro al mese? In alcune zone del Paese, quel reddito non basta, soprattutto quando il 40% dello stipendio viene divorato dall’affitto". Una situazione che, secondo i sindacati, richiede interventi strutturali, a partire dal contrasto alla precarietà e da un rilancio dei contratti collettivi.

La manifestazione, sebbene animata da un clima festoso, ha dunque portato in piazza temi tutt’altro che marginali. I dati sugli infortuni mortali – che collocano l’Italia in cima alle classifiche europee – sono stati più volte richiamati, insieme alla necessità di riforme che invertano la rotta. Senza dimenticare l’erosione del potere d’acquisto, che colpisce soprattutto i giovani e chi lavora con contratti atipici.

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