La chiamata di Gasperini, il retroscena e l'affare Koné: come la Roma ha bloccato il Chelsea

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il lunedì mattina che doveva segnare una delle svolte più clamorose dell’ultimo giorno di calciomercato si è chiuso con un colpo di scena tutto interno alla Roma. La trattativa che avrebbe portato Manu Koné al Chelsea, dopo una notte di contatti serrati tra le proprietà e i rispettivi direttori sportivi, è naufragata in poche ore; e il motivo, a quanto pare, non va cercato in una controfferta improvvisa o in un ripensamento dell'ambiente giallorosso, bensì in una telefonata secca, diretta e senza mezzi termini da parte dell'allenatore Gian Piero Gasperini.

Il tecnico, supportato dal direttore sportivo D’Amico, ha esercitato tutto il suo peso per strappare di netto quella che poteva essere la pagina più affascinante – e per certi versi più destabilizzante – dell'intera sessione invernale.

La trattativa con il Chelsea e il ruolo dei Friedkin

Tutto era partito da Londra, dove la proprietà del Chelsea aveva avviato un contatto diretto con i Friedkin per sondare il terreno in vista dell'acquisto del centrocampista francese. La cessione di Enzo Fernandez al Manchester United aveva aperto uno spazio importante a centrocampo per i Blues, e il profilo di Koné era stato individuato come il sostituto ideale.

Le conversazioni, alimentate anche da intermediari che si sono mossi nella notte tra domenica e lunedì, avevano preso una piega talmente concreta da far pensare a un accordo imminente: la Roma, da parte sua, aveva valutato l'operazione con attenzione, consapevole del valore economico dell'offerta ma anche delle ripercussioni tecniche di una partenza così improvvisa. Il Chelsea premeva, i Friedkin ascoltavano, e il mercato sembrava pronto a regalare l'ennesimo colpo da novanta.

L'intervento decisivo di Gasperini

A spezzare quel filo conduttore è stata però la reazione di Gasperini, che già nella giornata di domenica, dopo il successo sul Lecce, aveva risposto con una frase apparentemente tranquillizzante – "Non mi risulta sia in vendita" – a chi gli chiedeva del futuro del suo giocatore. Ma quella dichiarazione pubblica, letta oggi alla luce di quanto accaduto poche ore dopo, assume il valore di un avvertimento.

L'allenatore, informato dell'avanzamento della trattativa, ha alzato la cornetta e chiamato direttamente i Friedkin per esprimere con chiarezza – eufemismo, come qualcuno ha ricostruito – il proprio disappunto; e la sostanza del messaggio, per quanto possa essere romanzata, è inequivocabile: "Non dovete venderlo". Una pressione che ha funzionato, perché la Roma ha bloccato tutto, rinunciando a un'operazione che sembrava in dirittura d'arrivo e tenendosi stretto il giocatore.

La vittoria personale del tecnico e le ripercussioni

Se Koné è rimasto a Roma, insomma, il merito è in larga parte di Gasperini, che ha rivendicato con forza la propria visione tecnica e la propria autorità nella gestione della squadra. Il tecnico, peraltro, non ha nascosto il proprio dispiacere per il mancato arrivo dell'attaccante che tanto desiderava – e probabilmente ha storto la bocca, senza troppi giri di parole, per quell'obiettivo sfumato – ma ieri ha comunque portato a casa una vittoria personale che rafforza il suo ruolo all'interno del club.

La Roma, da parte sua, si ritrova con un centrocampista che era finito nel mirino di un top club inglese e che ora rappresenta una certezza in più per il proseguo della stagione, mentre il Chelsea dovrà tornare a cercare altrove il rinforzo cercato.

I retroscena dell'ultimo giorno di mercato

Nel frattempo, sullo sfondo, restano gli altri movimenti che hanno animato le ultime ore della sessione: la Roma, oltre al tentativo per Koné, aveva valutato piste alternative come quella per Fofana, mentre il Chelsea sembrava orientato a piazzare Gittens; ma la mossa di Gasperini ha cambiato gli scenari, rimettendo al centro la volontà del tecnico e il suo potere di veto.

Un lunedì che era iniziato con la notizia choc arrivata da Londra si è chiuso quindi con un rinvio, una trattativa interrotta e una gerarchia ribadita: in casa Roma, almeno per ora, la parola finale sulle cessioni passa ancora dal campo e da chi quel campo lo allena.

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