Zelensky al vertice Nato: «L'Ucraina nell'Alleanza per una difesa più forte». E sullo scudo antimissile: «Subito, non nel 2030»
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Redazione Esteri
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Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rinnovato la richiesta di adesione alla Nato in occasione del vertice dell'Alleanza che si sta tenendo ad Ankara, sostenendo che l'ingresso di Kiev non rappresenterebbe un peso, ma un valore aggiunto in termini di capacità difensive. «L'Ucraina ha il suo posto nella Nato, perché una Nato con l'Ucraina è l'Alleanza del futuro», ha dichiarato, rivolgendosi ai leader e ai rappresentanti dell'industria della difesa presenti al Defence Industry Forum.
La sua argomentazione si è basata sui risultati ottenuti sul campo di battaglia in oltre quattro anni di guerra su larga scala, un'esperienza che ha trasformato l'esercito ucraino in una realtà tecnologicamente avanzata e capace di innovare rapidamente.
Capacità di difesa e appello per la difesa aerea
Zelensky ha rivendicato con forza i progressi compiuti dall'Ucraina, in particolare nel settore dei droni e nella guerra elettronica, arrivando a chiedere: «Pensate davvero che sia giusto lasciare fuori dalla Nato un Paese e un popolo con un simile livello di capacità di difesa?». Secondo il presidente, se gli ucraini hanno già dimostrato di saper combattere in questo modo, è logico che tali competenze diventino parte integrante della difesa collettiva dell'Alleanza, rendendo tutti più forti.
Nonostante le evidenti capacità sviluppate, Kiev continua a fare i conti con la minaccia dei missili balistici russi, che Zelensky ha definito come «l'ultimo grande vantaggio» di Mosca. «Siamo in grado di fare quasi tutto da soli, ma quando si tratta di difesa aerea abbiamo bisogno della determinazione dei nostri partner», ha affermato, sollecitando gli alleati a fare della fornitura di sistemi antimissile uno dei risultati chiave del vertice.
La richiesta si è concentrata in particolare sui missili intercettori per i sistemi Patriot, fondamentali per contrastare i missili balistici, e Zelensky ha rivelato di aver già discusso con gli Stati Uniti la possibilità di ottenere licenze per produrli direttamente in Ucraina.
L'urgenza di uno scudo antimissile europeo
Oltre alle esigenze immediate del suo Paese, il leader ucraino ha lanciato un monito all'Europa, esortandola a dotarsi al più presto di un proprio sistema di difesa antimissile e antibalistico. «Non si può aspettare il 2030, l'Europa ha bisogno di sistemi antibalistici accessibili e prodotti in serie il prima possibile», ha dichiarato, sottolineando che la protezione di centinaia di milioni di europei non può essere subordinata alla logica del profitto.
Zelensky ha evidenziato come la produzione attuale del sistema Patriot, per quanto eccellente, sia insufficiente a soddisfare la crescente domanda di protezione contro i missili balistici, un problema reso evidente non solo dal conflitto in Ucraina, ma anche dalle tensioni in Medio Oriente. L'appello, quindi, non era solo per un maggiore sostegno a Kiev, ma per una svolta strategica dell'Europa nel campo della difesa missilistica, capace di creare una capacità autonoma e su larga scala.
Attacchi in profondità e l'impatto sui nodi energetici russi
A suffragare la tesi di un'Ucraina ormai in grado di contribuire alla sicurezza collettiva, Zelensky ha citato la crescente capacità di attacco a lungo raggio delle sue forze. «Non c'è più zona sicura in Russia», ha affermato, riferendosi alla campagna di attacchi con droni che ha preso di mira le infrastrutture petrolifere e i terminali energetici russi. Gli attacchi, che secondo il presidente hanno colpito quasi tutte le principali raffinerie del Paese, rappresentano un'offensiva sistematica volta a minare lo sforzo bellico e l'economia di Mosca.
Solo nelle ultime ore, un attacco di droni ha colpito l'impianto di Ilsky, nel territorio di Krasnodar, e il porto di Taganrog, nel Mar d'Azov, causando incendi e, nel secondo caso, l'evacuazione della popolazione dalle aree colpite. Queste incursioni, sempre più numerose e frequenti, hanno provocato carenza di carburante e un aumento dei prezzi in Russia, dimostrando la capacità ucraina di colpire in profondità e di trasformare il concetto stesso di "retroterra strategico".
La missione vaticana di Gallagher in Ucraina
In un contesto di crescente tensione militare, si inserisce anche una missione diplomatica della Santa Sede. Papa Leone XIV ha infatti nominato l'arcivescovo Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati, Suo Inviato Speciale per le celebrazioni del 35° anniversario del rinnovamento delle strutture della Chiesa di rito latino in Ucraina.
L'evento si terrà il 19 luglio presso il Santuario Nazionale della Madre di Dio del Sacro Scapolare a Berdychiv e coincide anche con il 25° anniversario del viaggio apostolico di San Giovanni Paolo II nel Paese. La lettera pontificia affida a Gallagher il compito di presiedere la Messa e di portare un messaggio di vicinanza e di preghiera per la pace a una popolazione che «soffre sommamente a causa dell'atrocità della guerra».
La nomina, già comunicata lo scorso 20 giugno, rappresenta un ulteriore segnale dell'attenzione vaticana verso l'Ucraina, in continuità con la missione già compiuta dallo stesso arcivescovo nel maggio 2022, quando visitò Bucha e Irpin, luoghi simbolo delle violenze contro i civili.




