Bruce Springsteen accende San Siro e attacca Trump: "La mia America nelle mani di un uomo disonesto"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Quarant’anni dopo il primo storico concerto al Meazza, Bruce Springsteen ha riempito ancora una volta San Siro, trasformando la sua esibizione in un manifesto politico e musicale. Oltre cinquantottomila persone, tra cui anche la segretaria del Pd Elly Schlein con la compagna Paola Belloni, hanno ascoltato la voce roca del Boss che, tra un brano e l’altro, non ha risparmiato un duro attacco a Donald Trump, definendolo "un uomo disonesto" cui è affidata l’America.
Lo show, privo di fronzoli scenografici ma carico di energia, ha dimostrato ancora una volta come Springsteen sappia coniugare rock e impegno civile. Con la E Street Band al gran completo – una formazione ormai consolidata, capace di suonare come un’orchestra familiare – ha aperto con No Surrender, tratta da Born in the U.S.A., lo stesso album che nel 1984 anticipò il suo debutto a Milano. "Ciao San Siro, siete pronti?", ha urlato prima di scatenare la folla, che non ha smesso di cantare per tre ore.
Quella di San Siro, però, non è stata una semplice esibizione. Tra i classici del suo repertorio, Springsteen ha lasciato spazio a momenti di riflessione, trasformando il palco in una tribuna dalla quale denunciare ciò che considera una deriva autoritaria. Senza mezzi termini, ha criticato Trump, riprendendo toni già usati lo scorso maggio durante il concerto di Manchester, quando aveva parlato di "difesa della democrazia". Un messaggio che, sebbene inserito in uno spettacolo, ha assunto i toni di un appello alla resistenza.




