Il Milan di Rabiot e la voglia di scrivere la storia: “Mi diverto, voglio vincere ancora. E su Modric e Allegri...”

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Nel calcio, si sa, le seconde occasioni talvolta si rivelano più preziose delle prime, e Adrien Rabiot, del resto, di esperienze ne ha accumulate tante, in giro per l’Europa, per potersene stare fermo a guardare. Dopo l’addio alla Juventus, e quella parentesi al Marsiglia che lui stesso, nelle sue parole, sembra quasi considerare un intermezzo più che un capitolo fondante della sua carriera, il centrocampista francese ha scelto di tornare in Italia, sponda Milan, per rilanciarsi e, soprattutto, per provare a vincere ancora. In una lunga intervista concessa a Rivista Undici, il numero 12 rossonero si è raccontato a tutto tondo, partendo proprio dalle motivazioni profonde che lo spingono ancora, a trent'anni, a calcare il rettangolo di gioco con quella fame che sembrava aver smarrito. “Mi diverto tanto nel giocare a calcio – ha esordito – lo faccio da quando ho sei anni ed è la cosa che amo più di tutte. È una passione che ho dentro di me, che mi spinge ogni mattina”. E questa passione, evidentemente, è il motore di una ambizione che non conosce stanchezza: “Voglio continuare a vincere, è per questo che gioco a calcio: per le sfide, per superare i limiti”. Una dichiarazione d’intenti chiara, che assume un peso specifico ancora maggiore se inserita nel contesto di una squadra, quella di Massimiliano Allegri, che sta cercando di ricostruire un’identità e, chissà, magari di inserirsi prepotentemente in una lotta scudetto che sembrava già segnata.

L’eredità da costruire e l’esempio dei campioni

L’approdo in rossonero, per Rabiot, non rappresenta soltanto un nuovo inizio, ma la possibilità concreta di lasciare un segno indelebile, qualcosa che vada al di là delle prestazioni e delle singole stagioni. “Voglio scrivere il mio nome nella storia di ogni squadra per cui ho giocato: l’ho fatto al Psg e alla Juventus, al Marsiglia purtroppo non sono riuscito perché sono rimasto soltanto un anno – ha confessato il francese, con una onestà intellettuale che lascia poco spazio a fraintendimenti –. Adesso lo voglio fare al Milan: è un obiettivo importante per me”. Un traguardo personale che si intreccia inevitabilmente con quello collettivo, e che trova linfa vitale dall’esempio di chi in campo ci mette non solo la qualità, ma anche una longevità straordinaria. Il riferimento, neanche tanto velato, è a Luka Modric, compagno di reparto e, a quarant’anni, autentica macchina da guerra. “Le sue qualità le conoscevamo già – ha proseguito Rabiot – ma ciò che mi ha sorpreso è stata la sua capacità di correre per novanta minuti, avanti e indietro. A quarant’anni non è una cosa scontata, è straordinario dal punto di vista fisico. Anche in cose come queste trovi serenità e fiducia”. Un attestato di stima che fotografa non solo il valore del croato, ma anche la mentalità di uno spogliatoio che, grazie a figure come Modric e a nuovi innesti come Niclas Füllkrug, cerca di trasmettere esperienza e professionalità ai più giovani.

Il rapporto con Allegri e una nuova consapevolezza

Alla base della scelta di tornare in Italia, però, c’è un nome che con Rabiot ha un rapporto speciale, forgiato negli anni alla Juventus: quello di Massimiliano Allegri. Il tecnico livornese, che lo ha fortemente voluto in estate, rappresenta per il francese una certezza, un punto di riferimento in grado di esaltarne le caratteristiche e di conferirgli quella serenità necessaria per esprimersi al meglio. “Allegri è sempre rimasto lo stesso, forse più calmo – ha raccontato il centrocampista –. Con lui c’è l’ambizione di fare bene, di dare il 100%, di allenarsi al massimo e di giocare ogni partita come se fosse l’ultima. Porta tranquillità al gruppo, ci fa fare le cose con calma, senza fretta, senza innervosirsi”. Una fiducia reciproca che si traduce in campo in una libertà d’azione che Rabiot sembra aver ritrovato dopo un periodo di appannamento. Non più solo un interdittore o un semplice rifinitore, ma un giocatore completo, capace di abbracciare tutte le fasi del gioco: “Non mi è mai piaciuto essere un centrocampista solo con doti difensive o offensive; mi è sempre piaciuto fare tutto in campo: aiutare la squadra a difendere, poi ripartire, tenere palla, mettere in mostra la mia tecnica con tiri in porta e inserimenti. Più sono completo, più mi sento forte”. Una consapevolezza maturata con gli anni, fatta anche di momenti difficili, dentro e fuori dal campo. “In una carriera non tutto può andare per il verso giusto – ha ammesso – a volte ti capitano cose negative, ma è proprio in questi momenti che impari, che acquisisci più forza. Io ho sempre affrontato tutto con la mia forza mentale. Penso che questa sia la cosa che mi rappresenta di più: avere questa capacità di stare sul pezzo, questa voglia di andare avanti e di voler sempre far meglio”. E ora, con questa ritrovata consapevolezza, il francese si appresta a vivere un altro capitolo della sua avventura milanista, con la testa già proiettata alla prossima sfida, quella contro l’Inter, che potrebbe davvero dire molto sulle ambizioni future di questa squadra.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.