Fischnaller, il gigante di Carezza: a 45 anni domina un podio tutto azzurro
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Redazione Sport
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Nella cornice innevata di Carezza, dove l’aria frizzante sembra carica di storia, Roland Fischnaller ha scolpito un’impresa che va oltre il cronometro. L’altoatesino, con la disinvoltura di chi quei tracciati li conosce come le linee del proprio palmo, ha piegato la concorrenza nel gigante parallelo, aggiudicandosi una prova di Coppa del Mondo che resterà negli annali per il completo monopolio italiano. Alle sue spalle, a completare un trittico di rara perfezione, si sono piazzati Aaron March e Mirko Felicetti, in una giornata in cui il settore maschile dello snowboard alpino ha dimostrato una profondità e un vigore pressoché inauditi. Questa vittoria, la ventiquattresima in carriera nel circuito maggiore per Fischnaller, arriva in un momento cruciale della stagione, fungendo non solo da testamento di una longevità agonistica eccezionale ma anche da potente segnale in vista dei prossimi impegni.
Un dominio che non conosce sosta
Quella di Carezza rappresenta, non a caso, la quarta affermazione consecutiva di atleti italiani in altrettante gare di Coppa del Mondo di parallelo, una serie iniziata con le vittorie di Maurizio Bormolini, Mirko Felicetti e Aaron March. Un ciclo di successi che, oltre a proiettare la squadra in vetta alle classifiche di specialità, accende inevitabilmente i riflettori sul complicato processo di selezione olimpica. Il regolamento per i Giochi di Milano Cortina 2026, infatti, impone un tetto massimo di quattro atleti per nazione nella gara di gigante parallelo, creando una competizione interna di ferocia inedita dove ogni risultato, ogni piazzamento, diventa un tassello fondamentale per il proprio destino. Una situazione che, lungi dall’essere un problema, testimonia la straordinaria ricchezza di talenti a disposizione del movimento.
La vittoria come dedica e come bilancio
Oltre il traguardo e il tempo sul tabellone, il successo di Fischnaller porta con sé il peso e la leggerezza di una carriera lunga due decenni. L’atleta, nel commentare l’impresa, ha voluto subito dedicare il trionfo alla moglie, “che ha organizzato tutte le terapie”, in un gesto che svela il retroscena di sacrifici e supporto familiare necessario per mantenersi al vertice a quarantacinque anni. Un’età che, in questo sport, suona come un’era geologica, rendendo la sua prestazione ancor più emblematica. Le sue parole, poi, hanno lasciato intendere che questa potrebbe essere stata la sua ultima apparizione a Carezza nel circuito mondiale, aggiungendo un velo di malinconia e grandezza a una giornata già memorabile, in cui l’esperienza ha saputo dettare legge sulla forza pura.
Il peso del risultato nel percorso olimpico
Mentre la neve di Carezza si calmava, il significato di quella tripletta andava ben oltre il momento celebrativo. Ogni podio, in questa fase, equivale a un biglietto da visita importante verso il Comitato Olimpico Nazionale, che dovrà operare scelte difficilissime con un bacino di atleti così competitivo. Fischnaller, con questo successo, non ha solo riconfermato il suo status di fuoriclasse ma ha anche lanciato un messaggio chiaro sulla sua condizione atletica, dimostrando di poter essere ancora un pilastro. D’altro canto, le prestazioni costanti di March e Felicetti, così come quella precedente di Bormolini, delineano un quadro di salute del settore maschile italiano che pochi, al mondo, possono al momento vantare. La strada verso il 2026, insomma, è già tracciata sui pendii di queste gare, dove ogni slalom tra i pali è anche un pezzo della selezione per la corsa ai cinque cerchi in casa.




