La Cina rispedisce i Boeing agli Usa, e il mercato dell’aviazione trema
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Dietro la decisione di Pechino di bloccare gli acquisti di aerei e componenti Boeing, annunciata la scorsa settimana, si nasconde una mossa calcolata. Non solo sono stati congelati gli affari già programmati, ma sono stati cancellati 179 ordini previsti tra il 2025 e il 2027, con alcuni velivoli – già consegnati nel 2024 – rispediti indietro con la motivazione ufficiale dei "prezzi troppo alti". Una risposta diretta ai dazi del 145% imposti dall’amministrazione Trump sui prodotti cinesi, che ha trasformato il settore aeronautico in un campo di battaglia commerciale.
Tra i casi più eclatanti, quello di un Boeing 737 Max, modello di punta della casa americana, che domenica scorsa ha interrotto la sua destinazione originale – la cinese Xiamen Airlines – per fare ritorno a Seattle. Verniciato con i colori della compagnia e pronto al decollo dall’impianto di Zhoushan, è stato uno dei primi a essere restituito, seguito da almeno un altro esemplare dello stesso tipo. Una mossa che, al di là delle motivazioni economiche, assume un chiaro significato politico.
E mentre Boeing perde terreno, Airbus potrebbe approfittarne. L’Europa, però, non è l’unica a guardare con interesse alla svolta cinese. Pechino, infatti, sta accelerando lo sviluppo del C919, il suo aereo di linea progettato per competere con i giganti occidentali. Sebbene ancora lontano dalla produzione su larga scala, il jet rappresenta un tassello cruciale nella strategia di autonomia tecnologica della Cina, che ora sembra voler ridurre la dipendenza dai fornitori stranieri.




