Trump: "Accordo con la Ue sui dazi". Pechino rispedisce i Boeing negli Usa
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Redazione Esteri
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La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, che ormai da mesi tiene in sospeso i mercati globali, ha trovato un nuovo fronte: quello del trasporto aereo. Mentre Donald Trump annuncia un’intesa con l’Unione europea sui dazi — senza però specificarne i termini — Pechino ha deciso di alzare ulteriormente la posta, ordinando alle compagnie nazionali di restituire gli aerei Boeing già consegnati e di bloccare nuovi ordini. Una mossa che, seppur simbolica, rivela la volontà di colpire un settore strategico per l’economia americana.
Secondo fonti vicine alle operazioni, un Boeing 737 Max della Xiamen Air ha già raggiunto Seattle, dove ha sede il colosso aeronautico, dopo uno scalo a Guam e Honolulu. A questo si è aggiunto un altro velivolo della Shandong Airlines, partito dalle vicinanze di Shanghai e diretto negli Stati Uniti seguendo la stessa rotta. Il motivo è chiaro: evitare i dazi del 145% imposti da Washington sull’import di beni cinesi, una misura che Pechino considera inaccettabile e alla quale risponde con una contromisura studiata per avere un forte impatto mediatico.
Ma se da un lato il gesto cinese mira a dimostrare fermezza, dall’altro potrebbe rivelarsi controproducente. La Cina, infatti, è il principale mercato per Boeing al di fuori degli Stati Uniti, con centinaia di aerei già in servizio e molti altri acquistati da società di leasing locali. Rinunciare ai nuovi modelli comporterebbe ritardi nello sviluppo della flotta e costi aggiuntivi, in un momento in cui la domanda di viaggi aerei è in ripresa dopo la pandemia.
La situazione si inserisce in un contesto più ampio, dove le tensioni commerciali si intrecciano con questioni finanziarie. Gli Stati Uniti, che devono far fronte a un debito pubblico di oltre 36.000 miliardi di dollari, dipendono dalla fiducia dei creditori esteri, tra cui la Cina, che detiene titoli del Tesoro per 784 miliardi. Pechino, dal canto suo, non può ignorare il peso del dollaro e la stabilità del sistema finanziario americano, anche se le sue riserve valutarie le consentono di giocare d’anticipo.




