Delitto del trapano. La svolta dopo 29 anni grazie al DNA

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il caso di Maria Luigia Borrelli, conosciuta come Antonella, è rimasto irrisolto per quasi tre decenni. La donna, ufficialmente infermiera ma in realtà prostituta, fu brutalmente uccisa il 5 settembre 1995 nel suo monolocale a Genova. L'assassino utilizzò uno sgabello e un trapano per massacrarla, lasciando dietro di sé una scena del crimine raccapricciante.

Per anni, le indagini non portarono a nulla di concreto. Tuttavia, l'evoluzione delle tecniche di genetica forense ha permesso di estrarre un numero maggiore di marcatori genetici rispetto a trent'anni fa. Questo progresso, insieme all'inserimento del profilo genetico nella banca dati nazionale del DNA, ha consentito di individuare una parentela paterna che ha condotto all'odierno indagato: Fortunato Verduci, un carrozziere di 65 anni.

Verduci, dipendente in una carrozzeria nel quartiere di Staglieno a Genova, è stato collegato al delitto grazie a una macchia di sangue trovata sulla scena del crimine. Il DNA estratto da questa macchia è stato comparato con quello presente nella banca dati, portando alla scoperta di una parentela con un cugino pregiudicato, attualmente in carcere per un altro omicidio.

Nonostante le prove schiaccianti, il giudice per le indagini preliminari, Alberto Lippini, ha respinto la richiesta di arresto avanzata dalla procura. Secondo il giudice, gli indizi di colpevolezza sono gravi, precisi e univoci, ma non sufficienti per giustificare un arresto immediato.

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