Giorgia Meloni e il Manifesto di Ventotene: una polemica che divide
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Redazione Interno
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Giorgia Meloni, nel corso delle comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio Ue, ha scelto un momento cruciale per lanciare un’affermazione che ha scosso l’aula, trasformando un passaggio istituzionale in un dibattito acceso. «Non so se quella del Manifesto di Ventotene è la vostra Europa, ma certamente non è la mia», ha dichiarato la presidente del Consiglio, in un intervento che ha fatto discutere non solo i parlamentari, ma anche gli osservatori politici e gli eredi di quella tradizione federalista. Le sue parole, pronunciate quasi al termine di un discorso che fino a quel momento era scivolato via senza particolari scossoni, hanno acceso una miccia che ha portato a urla e proteste, costringendo il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, a sospendere più volte i lavori per ripristinare l’ordine.
La reazione più dura è arrivata da Gioconda Spinelli, nipote di Altiero Spinelli, uno degli autori del Manifesto di Ventotene. In un’intervista a La Stampa, Gioconda ha definito le parole di Meloni una «bestemmia», sottolineando come la premier dovrebbe studiare meglio la storia, «anche quella scritta da mio zio». Ha ricordato che gli antifascisti, tra cui suo nonno, non si trovavano in una condizione privilegiata, ma erano al confino o in carcere, lontani da qualsiasi comodità. «Quella di Spinelli e Rossi non era una vacanza a Ventotene», ha aggiunto, rimarcando il sacrificio di chi, in quegli anni, lottava per un’Europa diversa.
D’altro canto, Pierluigi Battista, giornalista ed ex direttore del Corriere della Sera, ha preso le difese di Meloni, sostenendo che la premier ha ragione nel criticare una certa interpretazione del Manifesto. In un’intervista a Il Giornale, Battista ha spiegato che il testo di Spinelli e Rossi non è un inno acritico all’Europa, ma un progetto che descrive cosa avrebbe potuto diventare il continente. «Chi lo legge con attenzione si accorge che non c’è scritto “viva l’Europa”», ha precisato, aggiungendo che il Manifesto va contestualizzato nel periodo storico in cui è stato scritto, lontano dalle attuali dinamiche politiche.
La polemica, tuttavia, non si è limitata alle parole scambiate in aula. Il clima teso ha riportato alla luce divisioni profonde, non solo tra i partiti, ma anche all’interno del panorama culturale italiano. Mentre alcuni vedono nelle dichiarazioni di Meloni una legittima critica a un’Europa percepita come distante, altri le interpretano come un tentativo di sminuire un documento che ha rappresentato una pietra miliare nella storia del federalismo europeo.
Intanto, la vicenda si intreccia con altre notizie di cronaca e politica, come il caso di Manola, trovata morta in mare, che continua a far discutere per le sue implicazioni giudiziarie e sociali. Senza dimenticare le mosse di Donald Trump, che tenta di riconquistare spazio sulla scena internazionale, in un contesto globale sempre più instabile.




