Mercato auto europeo in crescita, i gruppi cinesi avanzano ancora

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mercato auto europeo accelera a settembre, ma la crescita premia soprattutto i costruttori cinesi, che guadagnano terreno a scapito dei principali gruppi storici del continente. Le immatricolazioni di vetture nuove nell'area composta da Unione Europea, Paesi EFTA e Regno Unito hanno raggiunto 1.363.210 unità, con un aumento del 10,2% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. L'espansione delle vendite si accompagna a un cambiamento nella distribuzione delle quote, con una presenza sempre più consistente dei marchi asiatici e una flessione dei tre maggiori gruppi europei. Il mercato mostra quindi segnali di ripresa, ma la crescita dei volumi non si traduce in un vantaggio uniforme per tutti i produttori.

I gruppi cinesi guadagnano terreno sui costruttori europei

Il dato più significativo riguarda la quota aggregata di BYD, Chery, Geely e SAIC, salita al 14,6% del mercato a settembre, contro il 9,6% registrato nello stesso mese del 2025. L'incremento di cinque punti percentuali in dodici mesi evidenzia l'avanzata dei produttori cinesi nel settore automobilistico europeo. La loro crescita si inserisce in una fase di maggiore concorrenza per i marchi tradizionali, chiamati a difendere la propria presenza in un mercato che sta cambiando composizione. La quota combinata dei gruppi Volkswagen, Stellantis e Renault è infatti scesa dal 48,4% al 43,7%, con una perdita di 4,7 punti percentuali. Il confronto tra le due tendenze mostra una redistribuzione delle quote tra i principali operatori, mentre il mercato complessivo torna ad ampliarsi.

La ripresa non ha ancora recuperato i livelli pre-pandemia

La crescita mensile va letta anche alla luce del confronto con il periodo precedente alla pandemia. Secondo il Centro Studi Promotor, il mercato dell'Europa occidentale ha superato a settembre del 6% i volumi dello stesso mese del 2019, un riferimento utile per valutare il recupero della domanda dopo la contrazione degli anni successivi. Il risultato positivo non coincide però con un ritorno completo ai livelli precedenti: nel periodo gennaio-settembre il divario rispetto a quell'anno è del 14,2%. Il dato distingue dunque il recupero registrato nell'ultimo mese dalla situazione cumulata, ancora condizionata da un numero di immatricolazioni inferiore a quello pre-pandemico. La crescita annuale, da sola, non basta a descrivere l'intero andamento del settore.

Auto elettriche, l'Italia resta distante dagli altri mercati

La transizione verso le motorizzazioni elettriche rappresenta un altro elemento di differenziazione tra i Paesi europei. In Italia le vetture completamente elettriche si fermano al 7,6% delle vendite, mentre la media europea indicata per il periodo raggiunge il 30,5%. Il divario riguarda anche il complesso delle auto elettrificate, che comprende le elettriche pure e le ibride plug-in: secondo UNRAE, la quota italiana si attesta al 18,8%, contro valori superiori al 45% in Francia, Germania e Regno Unito. La distanza non riguarda quindi soltanto la diffusione delle vetture a batteria, ma anche il peso complessivo delle tecnologie ricaricabili nel mercato nazionale. Nel frattempo, a livello europeo, la maggiore domanda di modelli elettrificati contribuisce a compensare la contrazione delle immatricolazioni di auto a benzina e diesel.

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