Bagnaia a Phillip Island: l'obiettivo Q2 è centrato, ma la moto non è ancora a posto

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Un mezzo sorriso, più di sollievo che di soddisfazione, ha accompagnato le parole di Francesco Bagnaia al termine di una giornata, quella del venerdì a Phillip Island, definita senza giri di parole "difficile da comprendere". Il pilota torinese della Ducati, fresco del nono tempo ottenuto nelle pre-qualifiche, ha infatti centrato l'accesso diretto alla Q2, un obiettivo primario che evita il rischio della trappola della Q1, ma lo ha fatto navigando in acque tutt'altro che tranquille. Se da un lato, come lui stesso ha sottolineato, "sicuramente partirò più avanti rispetto all'ultima gara", dall'altro il lavoro in pista è stato segnato da alcune ombre che riecheggiano fastidiosamente un recente passato.

Problemi tecnici e un déjà-vu indonesiano

La sessione è stata caratterizzata da quella che in gergo viene definita una "anomalia", una discrepanza di comportamento tra le due Desmosedici GP a sua disposizione. Bagnaia ha rivelato di aver avuto "diverse complicazioni con una delle due moto", un intoppo che gli ha impedito di portare avanti il programma di lavoro in maniera lineare e proficua. La situazione, per sua stessa ammissione, richiama da vicino le sensazioni già provate sul circuito di Mandalika, in Indonesia, dove difficoltà tecniche simili ne avevano compromesso il weekend di gara. Quel "dobbiamo capire", un verbo che spesso nasconde un groviglio di variabili da dipanare, risuona come un'eco preoccupante, sebbene il contesto generale appaia meno critico rispetto a due settimane fa.

Un confronto inevitabile con il Giappone

Il bilancio della giornata non può quindi prescindere da un confronto, per forza di cose impietoso, con la prestazione offerta in Giappone, dove la sua Ducati sembrava avere un margine competitivo ben più consistente. A Phillip Island, nonostante il traguardo della Q2 sia stato raggiunto, la stessa fluidità e quella sensazione di controllo appaiono per il momento un ricordo. La prestazione pura, se messa a paragone con i recenti fasti, non c'è ancora; ciononostante, il pilota sembra voler cercare un equilibrio tra la constatazione dei problemi e la consapevolezza di non essere finito in una situazione senza via d'uscita, come invece era parso accadere in Indonesia.

La ricerca di soluzioni in corsa

Il lavoro per la squadra, a questo punto, si concentrerà sull'analisi dei dati raccolti durante le due sessioni, con l'intento di isolare l'origine del malfunzionamento che ha afflitto una delle due moto e di trovare una configurazione più stabile e performante. Aver assicurato alla Ducati di Bagnaia un posto nella Q2 rappresenta un vantaggio logistico e psicologico non indifferente, concedendo alla scuderia di concentrarsi sull'affinamento della vettura senza l'ulteriore pressione data dalla necessità di superare il turno. Rimane il fatto che, per lottare per le posizioni di vertice, sarà indispensabile restituire al campione una moto dalla quale possa ottenere le massime prestazioni, cosa che al momento, su questo tracciato australiano, non si è ancora verificata.

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