Quando si accendono i termosifoni nel 2025: regole per zona e limiti orari
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Redazione Interno
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Con l’arrivo del primo freddo autunnale, che ha investito la penisola con un brusco calo delle temperature, riemerge, puntuale, l’interrogativo che coinvolge milioni di famiglie sull’avvio stagionale degli impianti di riscaldamento. La materia, che spesso genera confusione, è in realtà disciplinata da un quadro normativo nazionale, il DPR n. 74 del 2013, il quale, articolandosi su diverse zone climatiche, fissa i periodi e le modalità di esercizio degli impianti, siano essi autonomi o centralizzati.
La normativa nazionale e l'esempio di Voghera
L’amministrazione comunale di Voghera, ad esempio, ha recentemente diramato un avviso pubblico, richiamando proprio i dettami di tale decreto, il quale stabilisce, per la zona di competenza, una finestra temporale che va dal 15 ottobre al 15 aprile, con un limite massimo di quattordici ore di funzionamento giornaliero.
La suddivisione in zone climatiche
Il territorio nazionale, com’è noto, è suddiviso in sei zone climatiche, dalla A alla F, che determinano una significativa variabilità nelle date di accensione e spegnimento. Per il ciclo 2025-2026, nelle zone più fredde, come gran parte del nord Italia – si pensi a città come Milano, Torino o Venezia – il via libera generale è fissato per il 15 ottobre, sebbene l’operatività piena, per un massimo di quattordici ore al giorno, sia consentita a partire dal 1° novembre. Questo spiega come, in questi giorni, molti possano già attivare le caldaie in anticipo, senza incorrere in sanzioni, purché si rimanga all’interno dei limiti orari previsti dai regolamenti locali e dalle condizioni meteorologiche ordinarie.
Date di accensione al Centro e al Sud Italia
Al centro Italia, in zone climatiche come quella di Roma e Firenze, l’accensione è generalmente posticipata al 1° novembre, mentre al sud, in aree a clima più mite, le date si spostano ulteriormente in avanti, tra il 15 novembre e il 1° dicembre. Questa scaglionatura, che qualcuno ignora completamente, è funzionale a un contenimento dei consumi energetici, mirando a razionalizzare l’uso delle risorse senza pregiudicare il comfort abitativo.
Flessibilità per gli impianti autonomi e vigilanza
Chi possiede un impianto autonomo, lo sa bene, ha una maggiore flessibilità nella gestione, potendo decidere in piena autonomia quando avviare i termosifoni, ma deve comunque attenersi ai limiti orari complessivi e al periodo di massima operatività definito per la propria area di residenza. La vigilanza sul rispetto di queste disposizioni spetta in ultima analisi ai comuni, i quali possono emanare ordinanze specifiche che, in casi di ondate di freddo eccezionali, prevedono deroghe alle date canoniche. Il quadro che ne emerge è quindi tutt’altro che rigido, poiché tiene conto delle esigenze pratiche dei cittadini, i quali, in presenza di un repentino abbassamento dei valori termici, possono già da ora, in molte regioni, riscaldare le proprie abitazioni. Resta inteso, tuttavia, che il superamento delle ore consentite o l’accensione al di fuori del periodo stabilito, laddove non giustificato da specifiche deroghe, espone a contravvenzioni amministrative, il cui importo varia in base alla gravità dell’infrazione e alla regolamentazione locale.




