Bruno Conti lascia la Roma, niente rinnovo dopo 54 anni: "A 71 anni voglio dedicarmi alla mia famiglia"
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Redazione Sport
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Si è chiuso nel giorno del suo compleanno, o poco dopo, uno dei capitoli più lunghi e importanti della storia giallorossa. Bruno Conti, campione del mondo con l'Italia nel 1982 e bandiera indiscussa della Roma, ha salutato definitivamente Trigoria. Dopo 54 anni passati tra campo, panchina e scrivania, il suo contratto con il club è scaduto e, a 71 anni compiuti, ha deciso di non rinnovarlo. Ad annunciarlo sono state le sue stesse parole, pronunciate con la voce rotta dall'emozione, che hanno messo fine a un rapporto che sembrava destinato a durare per sempre.
L'ultimo giorno a Trigoria e il discorso tra le lacrime
Il 30 giugno è stato l'ultimo giorno di lavoro per Bruno Conti nel centro sportivo Fulvio Bernardini. Il figlio d'arte cresciuto a Nettuno ha svuotato il suo ufficio, salutato i dipendenti e i colleghi, tra cui spicca il nome dell'amico Paulo Roberto Falcao, con cui ha condiviso le imprese dello scudetto dell'83. L'addio, però, non è stato consumato solo tra i muri di Trigoria. Nel corso di una serata organizzata presso il suo Conti Sport Center di Anzio, davanti a familiari e amici, Marazico ha preso il microfono per un discorso che ha fatto il giro del web.
"A tutto c'è un inizio e a tutto c'è una fine", ha esordito. "Oggi andando via da Trigoria e togliendo tutto quello che era mio dall'ufficio, c'è stata tanta emozione, anche con tutti i dipendenti che erano presenti. Ho deciso questo perché a 71 anni siamo un po' vecchi e voglio godermi veramente la mia salute, mia moglie e la mia famiglia".
Una vita in giallorosso: da giocatore a responsabile del vivaio
La storia tra Bruno Conti e la Roma è iniziata nel lontano 1972, quando approdò nella Capitale, e da allora non si è mai interrotta. Da calciatore ha vestito la maglia numero 7, vivendo le gioie dello scudetto e la finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool. Dopo il ritiro, ha indossato i panni dell'allenatore e, successivamente, del dirigente. Il suo contributo più significativo nella seconda parte della carriera è stato quello dedicato al settore giovanile, dove per oltre tre decenni ha ricoperto il ruolo di responsabile.
Un lavoro certosino che ha permesso di lanciare talenti destinati a diventare grandi: da Daniele De Rossi a Riccardo Calafiori, passando per Gianluca Scamacca e tanti altri. La sua eredità nel vivaio romanista è considerata una delle più floride d'Italia, anche se proprio la guida di questo settore resta ora un punto interrogativo.
Il futuro e il centenario: un addio che potrebbe non essere definitivo
Nonostante la decisione presa per motivi personali e familiari, il sipario sulla vicenda Conti potrebbe non essersi chiuso del tutto. La proprietà americana dei Friedkin, infatti, non avrebbe alcuna intenzione di recidere completamente il legame con una delle figure più rappresentative della storia del club.
Stando a quanto riportato dal Corriere della Sera e da altre fonti, i vertici giallorossi starebbero valutando la possibilità di offrire a Conti un ruolo da testimonial o un incarico meno gravoso, magari in vista delle celebrazioni per il centenario della Roma. Un modo per non disperdere il patrimonio di valori e storia che Marazico rappresenta. Anche Gian Piero Gasperini, tecnico della Roma, avrebbe espresso il desiderio di coinvolgerlo in futuro, magari come consulente esterno, vista la stima reciproca nata nell'ultima stagione.
Un vuoto a Trigoria
Con l'uscita di scena di Bruno Conti, e contestualmente quella di un'altra colonna come Alberto De Rossi, nel settore giovanile giallorosso si è aperto un vuoto importante. La scadenza del contratto del responsabile del vivaio lascia un ufficio vuoto proprio nel giorno di inizio della nuova stagione sportiva, con diverse situazioni contrattuali dei giovani calciatori ancora da definire.
Il club è ora alla ricerca di un nuovo responsabile, con Massimo Margiotta del Verona come nome caldo per la successione, ma la transizione appare ancora in una fase di stallo. Questo momento di passaggio segna la fine di un'era per la Roma, che per oltre mezzo secolo ha potuto contare su uno dei suoi figli più illustri all'interno della propria struttura, dalla prima squadra fino al settore giovanile.




