Aggressioni omofobe a Bologna, il Cassero: «Non vogliamo più polizia, quella è la ricetta Piantedosi»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo tre aggressioni a sfondo omofobo registrate nel giro di meno di tre settimane nel centro di Bologna, il Cassero Lgbt+ prende posizione e chiede al sindaco Matteo Lepore una presa di distanza netta dalle ricette sicuritarie che, secondo il circolo, caratterizzano l'approccio del governo nazionale. «Non ci aspettiamo che le soluzioni arrivino da Piantedosi», afferma il Cassero, «vogliamo che la nostra città si schieri apertamente contro la violenza, contro il razzismo e al fianco di tutte le minoranze».

Gli episodi che hanno acceso la miccia

L'ultimo caso risale al 30 settembre, quando in via Mascarella un uomo in evidente stato di alterazione ha avvicinato tre ragazzi, tra cui il poeta Giorgiomaria Cornelio, rivolgendo loro insulti omofobi e razzisti. Uno dei giovani, uno studente ventenne di origini mediorientali, è stato colpito con uno schiaffo che gli ha rotto gli occhiali. L'aggressore, un italiano di 24 anni con precedenti, è stato denunciato.

Nei giorni precedenti, due episodi analoghi avevano già scosso la città: in via San Felice e in via del Borgo di San Pietro, dove una coppia di ventinovenne che si teneva per mano è stata accerchiata e picchiata da un gruppo di una quindicina di persone.

La posizione del Cassero

Il circolo bolognese, impegnato da oltre quarant'anni nella tutela dei diritti delle persone Lgbtqia+, non ha tardato a far sentire la propria voce. «Non abbiamo bisogno di più polizia nelle strade, di più zone rosse e di un progetto di sicurezza repressivo, che invece è la ricetta di Piantedosi», si legge nella nota diffusa dal Cassero.

L'associazione contesta in particolare la lettura proposta da Fratelli d'Italia, che nei giorni scorsi ha presentato un'interrogazione consiliare per esprimere solidarietà alle vittime: per il Cassero si tratterebbe di «una solidarietà strumentale», il cui «unico obiettivo è quello di additare la comunità musulmana e l'immigrazione come responsabili del clima d'odio».

La presidente del Cassero, Camilla Ranauro, ha chiesto esplicitamente al sindaco Lepore di respingere «con forza e chiarezza questa visione», sottolineando come non siano «le persone straniere a rappresentare un pericolo per noi, ma le politiche del nostro governo nazionale». La richiesta rivolta all'amministrazione comunale è di garantire «più spazi per le attività, i progetti, la socialità, l'incontro e lo scambio», perché «la sicurezza per tutt* si fa attraverso la creazione di legami tra culture e valorizzando le differenze».

La replica di Fratelli d'Italia

Alle critiche del Cassero ha risposto il senatore di Fratelli d'Italia Marco Lisei, che ha difeso l'operato del ministro dell'Interno e attaccato direttamente l'associazione. «Il governo Meloni è impegnato a garantire più sicurezza, queste polemiche le lasciamo alla sinistra», ha dichiarato Lisei, aggiungendo che «quando una persona viene aggredita non chiama il Cassero, ma chiama le forze dell'ordine, le stesse che hanno consentito di individuare i responsabili di queste odiose aggressioni».

Il senatore ha poi concluso: «Tutelare le minoranze è importante, ma anche tutelare le maggioranze, ovvero i tanti cittadini che chiedono più sicurezza».

Il quadro dei dati e il contesto cittadino

I numeri forniti dal centro antidiscriminazione del Cassero restituiscono la dimensione di un fenomeno che, secondo l'associazione, non si esaurisce nei tre episodi più recenti. Dal 2022 il centro ha preso in carico 356 persone, con un ritmo di circa cento accessi all'anno per aggressioni, molestie e insulti. La referente Giorgia Pagano ha spiegato che le vittime hanno un'età compresa tra i 14 e gli 84 anni, con una maggioranza nella fascia tra i 20 e i 35 anni, e che «un quarto di chi subisce violenza omofoba sono migranti».

Sul fronte istituzionale, il sindaco Lepore era intervenuto dopo il terzo episodio parlando di «un bullismo costante nei confronti di chiunque» e riconducendo il fenomeno allo «sdoganamento di un linguaggio dell'odio e una violenza quotidiana che credo vada assolutamente respinta». La vicesindaca Emily Clancy ha annunciato che il caso sarà portato all'attenzione del tavolo interistituzionale sul contrasto alla violenza di genere, che vede la partecipazione di Questura, Prefettura, centri antiviolenza e tribunali.

Il deputato del Pd Andrea De Maria ha depositato un'interrogazione al ministro dell'Interno chiedendo misure urgenti e un presidio costante per le zone di via Mascarella e via del Borgo di San Pietro.

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