Manchester City, cosa accadrebbe ai titoli inglesi se venissero revocati
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Redazione Sport
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Se al Manchester City venissero tolti i trofei conquistati tra il 2009 e il 2018, il palmares del calcio inglese cambierebbe in modo profondo. È uno scenario che resta remoto, perché il verdetto definitivo non è ancora arrivato e il club continua a proclamarsi innocente, ma il solo ipotizzarlo rimette in discussione un decennio di storia sportiva. Nella finestra temporale contestata dalle accuse della Premier League, il City ha vinto otto trofei: tre campionati, una FA Cup, tre League Cup e un Community Shield.
Chi guadagnerebbe i titoli
La riassegnazione retroattiva non è automatica. Il Manchester United sarebbe il club più avvantaggiato da un’eventuale revoca dei campionati: i Red Devils sono arrivati secondi dietro al City nel 2011-12 e nel 2017-18, quindi potrebbero ricevere due titoli. Il Liverpool, secondo nel 2013-14, erediterebbe il campionato di quella stagione. L’Arsenal, invece, non otterrebbe alcun titolo Premier nonostante alcuni tifosi lo abbiano invocato, perché le stagioni in cui è arrivato secondo non rientrano tra quelle contestate.
I Gunners potrebbero però ricevere la League Cup del 2017-18, persa in finale proprio contro il City.
Il caso Mancini e i pagamenti contestati
Tra le violazioni contestate ci sono anche quelle relative al contratto di Roberto Mancini, allenatore del City dal 2009 al 2013. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, Mancini avrebbe percepito un doppio compenso: un accordo ufficiale da circa 1,69 milioni di euro netti all’anno e un secondo contratto di consulenza con l’Al Jazira, club di Abu Dhabi riconducibile alla stessa proprietà dello sceicco Mansour, da circa 2,03 milioni di euro annui per pochi giorni di lavoro all’anno. Il meccanismo avrebbe consentito di non dichiarare integralmente la remunerazione dell’allenatore.
Interpellato sulla vicenda, Mancini ha preso le distanze: «Non è un problema che riguarda me. Il City non è colpevole e sul doppio contratto non è un problema mio, ma loro semmai».
Le accuse e il precedente Juventus
Il procedimento nasce dalle 115 accuse formulate dalla Premier League nel febbraio 2023 dopo un’indagine quadriennale. Secondo la stampa britannica, il panel indipendente avrebbe riconosciuto il City colpevole di 114 contestazioni su 115. Le violazioni riguardano informazioni finanziarie non accurate, dettagli sui pagamenti a giocatori e allenatori, norme sul fair play finanziario e profitabilità sostenibilità, oltre a 35 accuse di mancata cooperazione con gli inquirenti.
Le sanzioni possibili vanno da una multa alla detrazione di punti, fino all’espulsione dalla Premier League. Un precedente spesso evocato è quello della Juventus nel 2006: i bianconeri furono retrocessi in Serie B e privati di due scudetti per il caso Calciopoli.
Le reazioni e il nodo dei risarcimenti
L’ex allenatore dello Stoke City Tony Pulis, che perse la finale di FA Cup del 2011 proprio contro il City, ha espresso il suo stato d’animo: «Mi sento derubato». Pulis ha raccontato che i tifosi dello Stoke gli chiedono quando il trofeo verrà restituito, aggiungendo di non credere che il City riconsegnerà volontariamente la coppa. Nel frattempo, alcuni club di Premier League hanno già avviato consultazioni legali per valutare eventuali richieste di risarcimento danni.
Il precedente Everton-Burnley, con i Toffees condannati a pagare 35 milioni di sterline per violazioni finanziarie, delinea un quadro in cui i contenziosi tra club potrebbero moltiplicarsi.
Il percorso processuale ancora aperto
Il City ha replicato alle indiscrezioni con una nota ufficiale: «Il procedimento della Premier League rimane in corso, con elementi significativi da completare, e soggetto a stretta riservatezza». Il club ha annunciato che farà ricorso contro l’eventuale verdetto, un passaggio che potrebbe allungare ulteriormente i tempi. A differenza del caso UEFA del 2020, quando il divieto dalle coppe europee fu annullato dal Tas, questa volta il ricorso non potrà essere portato davanti al Tribunale Arbitrale dello Sport.
La sanzione concreta resta quindi sospesa, in attesa che il panel indipendente decida e che l’appello segua il suo corso.
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