La scomparsa di Sabatino Santangelo, il notaio che non ha retto al peso del processo
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Redazione Interno
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Una morte improvvisa, un gesto estremo che ha posto fine a una lunga e complessa vicenda giudiziaria, quella di Sabatino Santangelo, spentosi a 89 anni gettandosi dal balcone della sua abitazione in corso Vittorio Emanuele, a Napoli, nelle prime ore dell'alba. L'ex vicesindaco della città, durante la giunta di Rosa Russo Iervolino, non avrebbe retto al peso del nuovo processo a cui era chiamato a rispondere, dopo una battaglia legale iniziata nel lontano 2007 e incentrata sulla bonifica dell'area di Bagnoli e dell'ex Italsider. Dalle indagini, come riportato da fonti investigative, emerge che l'uomo avrebbe lasciato un biglietto d'addio ai suoi familiari, gesto che, sebbene del contenuto non si sappia nulla, avrebbe fugato ogni dubbio sulla natura volontaria del suo atto.
Il ricordo di un allievo: un maestro del diritto
A ricordare la figura professionale di spicco di Santangelo è stato, in queste ore, il notaio Dino Falconio, suo allievo e subcommissario di Bagnoli, il quale, interrogato su chi fosse per lui Sabatino Santangelo, ha risposto senza esitazione definendolo «un grande maestro del notariato e un illuminato esempio di politico». Falconio ha sottolineato, con parole cariche di rispetto, come i grandi maestri siano coloro che innovano e lasciano una scuola, aggiungendo che Santangelo è stato, a tutti gli effetti, «un fondatore del notariato moderno», un giurista di rango la cui eredità culturale e professionale resta indelebile, nonostante le traversie giudiziarie che ne hanno segnato gli ultimi anni.
La lunga inchiesta sul disastro ambientale di Bagnoli
La vicenda processuale che ha tragicamente coinvolto Santangelo affonda le sue radici in un'indagine partita nel 2007, con sequestri di siti eseguiti nel 2013 e un processo che ha avuto inizio l'anno successivo. Secondo le accuse della procura, la bonifica dei terreni dell'ex Italsider, avviata dalla società Bagnoli Futura – nata nel 2002 per iniziativa del Comune di Napoli – non solo non avrebbe risanato l'area, ma avrebbe addirittura contribuito a un ulteriore inquinamento dei suoli, configurando quello che gli inquirenti hanno definito un vero e proprio disastro ambientale. In primo grado, l'ex presidente di Bagnoli Futura e vice sindaco di Napoli era stato condannato a tre anni di reclusione proprio per la mancata bonifica di Bagnoli e delle aree dell'ex Italsider ed ex Eternit, una sentenza che aveva aperto la strada a un nuovo capitolo giudiziario, quello che si è rivelato per lui insostenibile.
Uno shock per la città e per la politica
La notizia della morte, giunta nella mattinata, ha gettato nello sconcerto ampi settori della vita politica e civile napoletana, dove Santangelo, nonostante l'età avanzata, rimaneva una figura di riferimento per il suo passato di amministratore e per la sua riconosciuta competenza nel campo del diritto notarile. Il suo gesto, consumatosi in solitudine alle prime luci del giorno, segna la fine di una parabola umana e professionale intensa, la cui ultima pagina è stata scritta dall'angoscia di un processo che, dopo quasi un decennio e mezzo, tornava a incombere su di lui, privandolo forse della speranza di una conclusione serena.




