Violazione informatica al porto di Trieste
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Redazione Interno
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Un attacco hacker, messo in atto dal collettivo filorusso "NoName057(16)", ha colpito questa mattina diversi siti internet italiani, tra cui quello del porto di Trieste. L'operazione, simile per modalità a precedenti attacchi, è stata gestita con il blocco delle aree di provenienza degli attacchi, come confermato dall'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Orientale. Finora non sono state registrate particolari conseguenze.
Il collettivo NoName057(16), uno dei più longevi della galassia filorussa, ha recentemente intensificato le sue attività, paralizzando decine di siti. Gli attacchi, di tipo DDoS (Distributed Denial of Service), hanno preso di mira siti di banche, porti e aziende di rilievo. Tra gli obiettivi principali figurano istituzioni finanziarie come Intesa Sanpaolo e Monte dei Paschi di Siena, porti strategici come quelli di Taranto e Trieste, oltre a realtà aziendali come Vulcanair.
Anche il Porto di Trieste e Monfalcone è stato coinvolto nell'attacco, avvenuto domenica 12 gennaio, senza tuttavia subire contraccolpi sul sistema operativo e logistico dello scalo. Nel mirino sono finiti vari obiettivi italiani, tra cui i siti delle banche Intesa San Paolo, Monte Paschi, Gruppo Bcc Icrea, società di gestione idrica come Acqueveronesi e quelli dei porti di Taranto e Trieste, incluso il Sinfomar, strumento informatico per la gestione del traffico delle navi, dei mezzi e delle merci.
L'Italia torna così a essere bersaglio di attacchi hacker, con nuove incursioni informatiche che nelle ultime ore hanno preso di mira siti di banche, porti e aziende di rilievo.




