Ilaria Sula, un anno dopo l’omicidio: la madre a “Verissimo” – “Il mio cuore sentiva che non era adatto a lei”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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A distanza di un anno esatto dal femminicidio che ha stroncato la vita di Ilaria Sula, la studentessa ternana di 22 anni uccisa a coltellate dall’ex fidanzato, i genitori della giovane hanno scelto di tornare a parlare davanti alle telecamere di “Verissimo”. Ospiti nel pomeriggio di Pasqua della trasmissione condotta da Silvia Toffanin, Flamur e Gezime Sula hanno ricostruito con lucidità quei giorni di marzo 2025 – quando il Corpo della ragazza venne ritrovato in un’aiuola alla periferia di Roma – e hanno chiesto giustizia, sebbene l’assassino, Mark Antony Samson, sia già reo confesso. Quest’ultimo, che all’epoca dei fatti aveva una relazione sentimentale con Ilaria, non ha mai offerto una versione alternativa degli eventi, limitandosi a confermare la dinamica dell’aggressione.
“L’ho scoperto solo dopo”: la madre e quel presentimento inequivocabile
Gezime Sula, la madre, ha rivelato un dettaglio che getta una luce diversa sui mesi precedenti la tragedia: la donna non sapeva che la figlia frequentasse Samson. “Ho scoperto solo dopo che si frequentava con questo ragazzo”, ha confessato, aggiungendo – con una frase che sospende il fiato tra il pubblico in studio – di aver provato una sensazione viscerale, quasi animale, già al primo incontro. Lo vide, eppure Ilaria lo descriveva come un “bravo ragazzo”. Quel giudizio materno, non supportato allora da prove oggettive, si è rivelato tragico nella sua precisione. “Il mio cuore sentiva che non era adatto a lei”, ha detto. E quella percezione, che lei stessa fatica a definire razionale, oggi suona come un monito inascoltato.
Un vestito da principessa per l’ultimo saluto e la rabbia contro la madre dell’assassino
Nel corso dell’intervista, la signora Gezime ha rievocato anche il gesto estremo e tenero con cui ha voluto onorare la figlia: comprare per lei, per l’ultimo saluto, un vestito da principessa. Un dettaglio che non cela la furia trattenuta dai genitori, emersa con nettezza quando la madre di Samson ha chiesto scusa. “Con quale coraggio – si è chiesta Gezime – ci chiede scusa dopo aver pestato con i piedi il sangue di nostra figlia?”. La frase, pronunciata senza esitazione, restituisce la profondità di un dolore che non ammette condizionamenti esterni né riconciliazioni imposte. Nessuna dichiarazione ufficiale della famiglia dell’omicida è stata riportata nel programma, e i genitori di Ilaria non hanno voluto aggiungere altro su quel contatto.
L’ultima telefonata, le ricerche e la solitudine di una verità già scritta
Flamur e Gezime hanno raccontato anche l’ultima telefonata con la figlia, avvenuta poco prima che Samson la uccidesse. Nessuno di loro, in quel frangente, poteva immaginare che quelle parole sarebbero state le ultime. Il fratello Leon, intervistato separatamente, ha ripercorso invece il ricordo doloroso della sorella – un ricordo che si intreccia con le fasi delle ricerche, durate giorni, prima del ritrovamento del. L’assassino, dal canto suo, ha già confessato; eppure i genitori ripetono di volere giustizia, non tanto come esito processuale (ormai acquisito), quanto come riconoscimento pubblico e definitivo di ciò che è accaduto. Non ci sono ipotesi di depistaggio né colpevoli secondari: Samson agì da solo, e lo ha ammesso. Ma per chi ha perso una figlia, la confessione non basta a restituire nulla.
Tra cronaca e sentimento: il salotto televisivo come specchio di un lutto senza tempo
La scelta di parlare a “Verissimo” – un programma noto per il suo tono emotivo, lontano dal crudo linguaggio delle aule di tribunale – ha permesso ai genitori di Sula di umanizzare una vicenda che rischiava di restare imprigionata nelle sole cronache giudiziarie. Nessuna generalizzazione sul fenomeno della violenza di genere è stata pronunciata dagli ospiti; né ci sono state conclusioni politiche. Solo fatti, e il racconto di una madre che ha visto il proprio istinto tradito dalla rassicurante parola “bravo ragazzo”. E mentre il tempo passa – un anno esatto – la richiesta di giustizia dei Sula resta identica a quella del primo giorno. Non cambia, non si sfuma. Come quel vestito da principessa, comprato per un addio che nessuna madre dovrebbe mai preparare.




