Strage di Castel d'Azzano, l'ultimo saluto ai carabinieri e il ricordo della battaglia di Mogadiscio
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Oltre duemila persone, in un flusso silenzioso e ininterrotto, hanno reso omaggio ai feretri dei tre carabinieri, Marco Piffari, Valerio Daprà e Davide Bernardello, nella camera ardente allestita presso la caserma dell’Arma a Padova. Una partecipazione corale, che ha preceduto i solenni funerali di Stato celebrati nel pomeriggio nella basilica di Santa Giustina, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme alle massime cariche civili e militari della nazione. L’evento, che ha unito il cordoglio delle istituzioni a quello della popolazione, segna un momento di profonda riflessione collettiva dopo la tragedia che ha colpito le forze dell’ordine.
Il legame che supera il tempo
Tra la folla in lutto, un gruppo di ex paracadutisti del Tuscania, che avevano servito insieme a Valerio Daprà, ha rievocato un legame forgiato in uno dei teatri operativi più difficili del recente passato. Alcuni di loro, infatti, combatterono al suo fianco durante la battaglia del Check Point Pasta, un episodio cruciale della missione "Ibis" a Mogadiscio nel 1993, dove le forze italiane si trovarono impegnate in un durissimo scontro. Quell’esperienza condivisa, che rappresenta uno dei capitoli più intensi e pericolosi del recente impegno internazionale del paese, ha creato un vincolo indelebile, un’appartenenza che il tempo non ha scalfito e che li ha condotti oggi a rendere l’estremo saluto al commilitone.
Le attestazioni di solidarietà tra le forze dell'ordine
La dimostrazione di unità si è estesa ben oltre il perimetro della commemorazione padovana, toccando anche la provincia di Salerno. Il questore Giancarlo Conticchio e il comandante provinciale della Guardia di Finanza, il generale Luigi Carbone, si sono recati in visita al comando provinciale dei carabinieri, dove sono stati ricevuti dal colonnello Filippo Melchiorre. Questo gesto, compiuto in tarda mattinata, è stato inteso come un segno tangibile di vicinanza e di solidarietà verso l’Arma, colpita al cuore da una perdita che riguarda l’intero sistema della sicurezza nazionale, unendone idealmente tutti i corpi in un unico sentire.
Una cerimonia per la nazione
I funerali di Stato, iniziati poco dopo le sedici nella basilica patavina, hanno costituito il momento più solenne e pubblico del lutto. La cerimonia, trasmessa in diretta, ha visto la partecipazione di una folla immensa, raccolta in preghiera e in silenzioso raccoglimento, mentre le massime cariche dello Stato rendevano onore al sacrificio dei tre militari. L’evento non è stato semplicemente un formale tributo istituzionale, ma ha assunto i connotati di un riconoscimento nazionale per degli uomini che, come ricordato dai loro camerati, avevano già messo a repentaglio la propria vita in passato, servendo il paese in circostanze estreme, prima di essere stroncati dall’esplosione nel casolare di Castel d’Azzano.




