Le intercettazioni di Osimhen e il Napoli che non rischia un nuovo processo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Victor Osimhen, nell’estate del 2020 segnata dall’incertezza pandemica, si trovò a vivere una delle pagine più intense e sofferte della sua esistenza, mentre il Napoli, con un pressing condotto personalmente dal presidente Aurelio De Laurentiis e dall’allora amministratore delegato Andrea Chiavelli – figure oggi indagate, in un procedimento distinto, per il reato di falso in bilancio nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte plusvalenze – tentava di convincerlo a indossare la maglia azzurra. Il calciatore, come egli stesso ha rivelato alle autorità finanziarie, visse quella trattativa con un peso enorme sull’animo, poiché coincise con il periodo in cui suo padre stava morendo, un lutto che lo costrinse a gestire complesse discussioni commerciali in un momento di profonda vulnerabilità personale, mentre i dirigenti, come ha dichiarato, parlavano e lui “non capiva niente”.

Il contenuto delle rivelazioni e l’assenza di conseguenze sportive

Le intercettazioni e le email, che vedono protagonisti i dirigenti del club in dialoghi imbarazzanti, sono state recentemente pubblicate dal quotidiano La Repubblica, il quale, tuttavia, conferma in modo netto che questi elementi non porteranno a un nuovo processo sportivo a carico della società. La posizione del Napoli, da questo punto di vista, appare ormai cristallizzata e definitiva, dopo che nel 2022 il club aveva già ottenuto una doppia assoluzione per vicende legate a quel medesimo trasferimento, un capitolo giudiziario che si può considerare archiviato.

La decisione del procuratore federale

A rendere irrevocabile questa situazione è stato l’atto del procuratore federale Giuseppe Chinè, il quale, già lo scorso aprile, aveva avuto accesso ai medesimi documenti forniti dalla procura di Roma. Chinè, dopo un attento esame, ritenne che quelle conversazioni e quello scambio di messaggi, per quanto potessero apparire compromettenti sotto il profilo etico, non contenessero in realtà gli elementi probatori minimi e necessari per giustificare la riapertura di un procedimento disciplinare presso gli organi di giustizia sportiva, una valutazione tecnica che ha di fatto precluso ogni ulteriore sviluppo.

Il racconto umano dietro l’affare

Al di là delle questioni giudiziarie, ciò che emerge con forza è il racconto umano di un giovane calciatore sotto pressione, il quale ha descritto un incontro a Capri, svoltosi in barca con De Laurentiis e il suo agente, mentre la sua vita privata era sconvolta da un evento luttuoso. Quel periodo turbolento, che ha visto il giocatore costretto a negoziare il suo futuro professionale nel momento del massimo dolore familiare, rimane un retroscena potente, un tassello che completa un quadro già molto complesso, sebbene, dal punto di vista strettamente regolamentare, non abbia avuto alcuna ripercussione formale sulla posizione del club.

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