Il Barcellona calpesta il Real nel Clásico e vince la Liga con tre turni d’anticipo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’undici maggio duemilaventisei resterà una data cesellata nella memoria del barcelonismo, e non solo per il risultato finale. Il Barcellona, infatti, si è laureato campione di Spagna per la seconda stagione consecutiva, strappando il titolo numero ventinove della sua storia al termine di un Clásico giocato – e vinto – con una superiorità schiacciante: due a zero contro il Real Madrid, davanti a un Camp Nou in delirio. Hansi Flick, l’allenatore tedesco che oggi ha dovuto fare i conti con la perdita del padre, ha comunque guidato i suoi alla conquista della Liga con tre giornate ancora da disputare, un margine che dice molto della continuità mostrata dai blaugrana. Il risultato, di per sé, allunga a quattordici i punti di distacco sui rivali storici, quelli che soltanto pochi mesi prima – dopo il Clásico di ottobre – viaggiavano con cinque lunghezze di vantaggio sotto la guida di Xabi Alonso. Una rimonta, quella catalana, che ha trasformato la corsa al titolo in un esercizio di forza quasi brutale.

Caos prepartita e autobus presi di mira dai tifosi radicali

Prima ancora del calcio d’inizio, però, la tensione aveva già superato il limite della semplice rivalità sportiva. Secondo quanto diffuso dai media locali, l’autobus che trasportava la delegazione madrilenista sarebbe stato attaccato e danneggiato da gruppi di tifosi radicali del Barça mentre si avvicinava allo stadio. Nel parapiglia generale – alimentato da una coltre fitta di fumogeni che ha reso irriconoscibile l’area attorno al Camp Nou – alcuni sostenitori blaugrana avrebbero perfino scambiato il proprio pullman per quello degli avversari, colpendolo per errore. Un episodio, quest’ultimo, che restituisce plasticamente il clima di confusione e violenza latente prima del fischio d’inizio. Nessuna delle due società ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali sull’accaduto, ma le immagini dei vetri infrunti e della scorta costretta a deviare il percorso hanno già fatto il giro dei canali informali.

Un Clásico da ricordare, tra scintille in campo e record inseguiti

In campo, l’andamento della partita non ha tradito le aspettative di chi vedeva in questo Barça una macchina troppo affilata per essere fermata. Raphinha e Alexander-Arnold sono stati protagonisti di un acceso scontro nel corso del secondo tempo, un episodio che ha acceso ancor di più gli animi di una sfida già rovente di suo. Ma al di là delle scaramucce, la superiorità tecnica e tattica dei padroni di casa è apparsa evidente: a tre giornate dal termine, i catalani viaggiano verso quota cento punti, un traguardo raggiunto solo due volte nella storia della Liga – nel duemiladodici dal Real Madrid di Mourinho e nel duemilatredici dal Barça del compianto Vilanova. Così, per il Madrid, questa sconfitta non rappresenta solo la cessione dello scettro nazionale, ma anche l’ingresso in una spirale autodistruttiva di caos e depressione agonistica, destinata a chiudere una stagione senza alcun trofeo.

Dani Olmo e la voglia di non fermarsi più

Nell’immediatezza del triplice fischio, le parole di Dani Olmo – uno dei protagonisti della cavalcata – hanno restituito l’umore dello spogliatoio: «Abbiamo fatto la storia, ora vogliamo ancora di più». Una dichiarazione che suona quasi come un avvertimento per il resto d’Europa, visto che questa squadra sembra aver trasformato l’abitudine alla vittoria in un automatismo. La premiazione sul terreno del Camp Nou ha celebrato la ventinovesima Liga, la terza in quattro anni, ma anche la seconda consecutiva firmata da Flick, capace di imprimere un marchio indelebile su un gruppo che non smette di correre. Solo una volta, il tre aprile del millenovecentotrentadue, una Liga era stata assegnata direttamente da un Clásico: all’epoca fu il Madrid a pareggiare a Barcellona e a conquistare il titolo. Stavolta, a novantaquattro anni di distanza, il copione si è capovolto senza appello.

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