Montezemolo: «Antonelli in Ferrari? Arrivabene disse no». E Kimi vola verso il titolo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Luca Cordero di Montezemolo torna a parlare del passato recente della Ferrari e lo fa con una rivelazione che riguarda il pilota più in forma del Mondiale di Formula 1. In una lunga intervista al quotidiano spagnolo AS, l’ex presidente del Cavallino ha raccontato che Andrea Kimi Antonelli avrebbe potuto vestire il rosso già da giovanissimo, quando muoveva i primi passi nel karting.

«Ciò che mi dispiace è che la Ferrari abbia avuto l’opportunità di ingaggiarlo e non l’ha fatto», ha spiegato Montezemolo, attribuendo la decisione a Maurizio Arrivabene, all’epoca al timone del reparto corse di Maranello. Secondo la ricostruzione dell’ex numero uno della Rossa, Massimo Rivola, responsabile del progetto giovani, aveva già impostato l’operazione per portare Antonelli in Ferrari, ma il veto arrivò dall’alto: il motivo, stando a quanto riferito, era legato alla giovane età del ragazzo.

La vicenda risale a diversi anni fa, quando Antonelli era poco più che un bambino e correva sui kart. La Mercedes, e in particolare Toto Wolff, si mossero con maggiore decisione e lo inserirono nel proprio programma per giovani piloti. Da lì è iniziata una scalata che ha portato il bolognese, classe 2006, al debutto in Formula 1 e poi alla consacrazione di questa stagione.

Montezemolo, che oggi ricopre il ruolo di consulente per la McLaren, non nasconde un pizzico di rammarico, ma riconosce che per Antonelli il mancato passaggio in Ferrari potrebbe essersi rivelato un vantaggio: «Un italiano così giovane alla guida di una Ferrari avrebbe dovuto affrontare una pressione terribile», ha osservato, sottolineando come in Mercedes il pilota abbia potuto crescere senza il peso di aspettative schiaccianti.

Una stagione da dominatore assoluto

I numeri, del resto, parlano chiaro. Dopo quattordici Gran Premi disputati, Antonelli guida la classifica iridata con 292 punti, frutto di otto vittorie stagionali conquistate in Cina, Giappone, Miami, Canada, Monaco, Belgio, Italia e Spagna. Un bottino che gli consente di avere 81 lunghezze di vantaggio sul compagno di squadra in Mercedes, George Russell, e 101 su Lewis Hamilton, passato alla Ferrari dopo il lungo ciclo con la Stella a tre punte.

La rimonta di Monza, dove è partito dalla diciannovesima posizione in griglia per poi tagliare il traguardo per primo, resta uno dei momenti simbolo di un campionato fin qui dominato con una continuità impressionante per un pilota alla seconda stagione completa nella massima categoria.

Il titolo e il digiuno italiano che si avvicina alla fine

Se il rendimento dovesse mantenersi su questi livelli, per Antonelli si aprirebbero le porte di un traguardo che all’Italia manca da settantatré anni. L’ultimo pilota italiano a laurearsi campione del mondo di Formula 1 fu infatti Alberto Ascari nel 1953.

Il giovane della Mercedes ha dalla sua un margine considerevole e la matematica gli offre la prima concreta possibilità di chiudere i conti in Singapore, anche se servirà una combinazione di risultati particolarmente favorevole, con vittorie in Azerbaigian, Bahrein e nel weekend di Marina Bay e nessun punto conquistato da Russell nelle stesse gare. Più probabilmente, secondo le proiezioni basate sull’andamento stagionale dei due piloti Mercedes, la resa dei conti potrebbe arrivare in Messico, diciannovesima tappa del calendario.

Le parole di Montezemolo su Antonelli e sul presente Ferrari

Tornando all’intervista, Montezemolo ha voluto spendere parole di elogio per Antonelli sul piano umano, definendolo un ragazzo «straordinario, umile, coi piedi per terra e mentalmente forte». L’ex presidente Ferrari ha aggiunto di essere felice, da tifoso, per quello che il pilota bolognese sta dimostrando in pista. Il discorso si è poi spostato sul momento della Rossa, che Montezemolo non ha risparmiato: «La Ferrari non vince, ma non è nemmeno competitiva», ha detto, indicando nella mancanza di una leadership forte il nodo principale da sciogliere.

Nel corso della stessa intervista ha anche rievocato il passato, parlando di Michael Schumacher come del numero uno tra i campioni che ha avuto modo di gestire, accanto a Niki Lauda e Fernando Alonso, e definendo Ayrton Senna il suo «sogno proibito» per un trasferimento a Maranello che non si concretizzò mai.

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