Del Vecchio, l'ultimo affondo: chiesta un'indagine interna su Delfin
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Redazione Economia
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Un nuovo, durissimo capitolo si apre nello scontro che vede contrapposto Leonardo Maria Del Vecchio al vertice della holding di famiglia Delfin, e che ormai sembra aver raggiunto un punto di non ritorno. Dopo aver formalizzato le dimissioni da tutti gli incarichi operativi in EssilorLuxottica, il quartogenito del fondatore ha deciso di alzare ulteriormente la posta in gioco, chiamando in causa direttamente i revisori contabili della cassaforte lussemburghese.
L'obiettivo dichiarato è quello di ottenere un'indagine approfondita e indipendente su quella che viene descritta come una gestione del consiglio di amministrazione opaca e potenzialmente dannosa per gli interessi di tutti gli azionisti.
La lettera ai Commissaires aux Comptes
A certificare l'inasprirsi del conflitto è una lettera formale inviata lo scorso 29 agosto ai Commissaires aux Comptes di Delfin, Fabio Scoyni e Lara Forte. Nella missiva, Leonardo Maria Del Vecchio sollecita i revisori, la cui nomina risale allo scorso giugno, ad avviare una verifica su una serie di criticità emerse nella gestione del board.
L'azionista, che detiene il 12,5% della holding, lamenta una sistematica carenza di trasparenza e una scarsa disponibilità, da parte del consiglio, a fornire la documentazione più volte richiesta, un atteggiamento che, a suo giudizio, ha di fatto ostacolato il suo diritto di socio a essere informato sulle decisioni e sull'andamento del patrimonio familiare.
Questa richiesta di maggiore chiarezza arriva in un momento cruciale per Delfin, subito dopo che un tribunale del Lussemburgo ha autorizzato il trasferimento delle quote, pari al 25%, detenute da Paola e Luca Del Vecchio in veicoli societari personali, un passaggio che potrebbe aprire la strada a nuovi e significativi rimescolamenti negli assetti proprietari della holding.
I conflitti d'interesse e il caso Brooks Brothers
Il cuore dell'esposto presentato ai revisori riguarda i presunti conflitti d'interesse che coinvolgerebbero alcuni membri del consiglio di amministrazione, figure chiave sulla cui duplice posizione Leonardo Maria Del Vecchio chiede ora di fare piena luce. In particolare, il mirino è puntato sul notaio Mario Notari, consigliere di Delfin, e sull'amministratore delegato Romolo Bardin.
La posizione di Notari appare particolarmente delicata, poiché si trova al centro di una complessa vicenda legale: da un lato, ha promosso una causa contro eredi e legatari della famiglia Del Vecchio per il pagamento di compensi professionali; dall'altro, è lui stesso oggetto di un procedimento dinanzi al tribunale lussemburghese per chiederne la rimozione dal board.
A ciò si aggiunge il fatto che Notari è il notaio che ha redatto l'atto di rinuncia all'usufrutto di Nicoletta Zampillo a favore del figlio Rocco Basilico, un atto al centro di forti contestazioni legali. Quanto a Romolo Bardin, gli viene contestata la sovrapposizione di ruoli tra Delfin e Cdv Holdings, un veicolo societario riconducibile a Claudio Del Vecchio, situazione per la quale si chiede se il board abbia vigilato a sufficienza nei casi in cui gli interessi delle due strutture potessero divergere.
A queste criticità si aggiunge, infine, il mancato riscontro sulle esposizioni legali di Delfin negli Stati Uniti relative al gruppo di abbigliamento Brooks Brothers, una vicenda sulla quale Leonardo Maria Del Vecchio sostiene di non essere mai stato informato adeguatamente.
I nodi di Ceramica Dolomite e il progetto di riassetto
La missiva ai revisori non si limita a sollevare questioni di carattere personale, ma scava nel dettaglio della gestione economico-finanziaria di alcune partecipazioni chiave di Delfin, mettendo in discussione le scelte strategiche del board. Un capitolo importante è dedicato all'investimento in Ceramica Dolomite, lo storico marchio bellunese salvato nel 2022 con l'intervento di un pool di soci privati, tra cui Delfin, e di Invitalia.
Leonardo Maria Del Vecchio contesta la carenza di informazioni fornite ai soci sull'andamento dell'azienda, sugli impegni finanziari assunti e sulle modalità di monitoraggio dell'investimento, soprattutto alla luce del perdurare della crisi, con un rosso che nel 2024 si è quasi raddoppiato, arrivando a 19,4 milioni di euro, e un tavolo di crisi aperto al Ministero delle Imprese. La lettera torna infine sul piano di riassetto della holding presentato a giugno dallo stesso Leonardo Maria, che prevedeva l'acquisto delle quote di Luca e Paola per salire al 37,5% di Delfin.
Nel documento si lamenta l'atteggiamento incoerente del board, che dopo aver inizialmente indicato la disponibilità a sostenere l'operazione, avrebbe poi frapposto una serie di ostacoli, prima subordinando il sostegno all'approvazione degli azionisti e poi avviando discussioni separate con alcuni di essi, facendo di fatto naufragare il progetto.
Una nuova fase nello scontro
Con questo atto formale, Leonardo Maria Del Vecchio trasforma il suo dissenso in una richiesta di intervento ufficiale, affidando ai revisori il compito di accertare eventuali irregolarità nella gestione del board presieduto da Francesco Milleri, già al centro delle critiche dell'erede per aver definito la conduzione di EssilorLuxottica "distante" e "impersonale".
L'iniziativa segue le dimissioni da tutti gli incarichi operativi nel gruppo dell'occhialeria, una mossa che, nelle intenzioni del diretto interessato, dovrebbe consentirgli di agire con maggiore libertà nel suo ruolo di azionista, per difendere l'indipendenza e il futuro di EssilorLuxottica e per perseguire una maggiore trasparenza nella gestione del patrimonio di famiglia.
La partita per il controllo e la governance della holding, che custodisce un patrimonio azionario di primissimo piano, è quindi destinata a giocarsi ora anche su un fronte legale e contabile, con i Commissaires aux Comptes chiamati a esprimersi su una vicenda che ha già tutti i contorni di una spaccatura insanabile all'interno della famiglia Del Vecchio.
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