Del Vecchio ai revisori: indagine sulla governance di Delfin

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Si apre un nuovo fronte nello scontro sulla governance di Delfin. Leonardo Maria Del Vecchio ha chiesto ai revisori della holding di famiglia di avviare un'indagine indipendente sulla gestione del consiglio di amministrazione, sollevando una serie di questioni che vanno dalla trasparenza nei confronti degli azionisti ai potenziali conflitti d'interesse di alcuni consiglieri, fino alla gestione di partecipazioni e contenziosi dei quali sostiene di non avere ricevuto un'informativa adeguata.

La richiesta, formalizzata in una lettera inviata lo scorso 29 agosto ai Commissaires aux Comptes di Delfin, Fabio Scoyni e Lara Forte, giunge a pochi giorni dalla decisione dell'erede di lasciare tutti gli incarichi operativi in EssilorLuxottica, ponendo le basi per un confronto destinato a segnare il futuro della cassaforte che controlla il 32,4% del colosso dell'occhialeria italo-francese.

I rilievi sulla trasparenza e il mancato riassetto

Nella missiva, Leonardo Maria Del Vecchio – che detiene una quota del 12,5% di Delfin – contesta innanzitutto la scarsa trasparenza che avrebbe caratterizzato la gestione del board negli ultimi mesi, in particolare in relazione al tentativo di riassetto della compagine azionaria.

L'operazione, che avrebbe consentito al trentunenne imprenditore di salire al 37,5% rilevando le quote dei fratelli Luca e Paola, è naufragata a causa del diniego del consiglio di amministrazione a rilasciare una lettera di patronage richiesta dalle banche finanziatrici per un'operazione da circa 10 miliardi di euro.

L'erede del fondatore di Luxottica denuncia un atteggiamento del board giudicato quantomeno contraddittorio: inizialmente disponibile a sostenere l'operazione, il consiglio avrebbe poi subordinato il proprio appoggio all'approvazione degli azionisti, dapprima a maggioranza semplice e poi qualificata, per infine avviare discussioni separate con alcuni soci.

Proprio il nodo della governance di Delfin resta centrale, visto che il tribunale lussemburghese ha recentemente dato il via libera al trasferimento del 25% della cassaforte in veicoli personali facenti capo a due eredi, una mossa che potrebbe modificare gli equilibri interni alla holding.

Conflitti d'interesse e il caso dei consiglieri

La lettera ai revisori punta il dito in modo specifico contro due membri del consiglio di amministrazione di Delfin: il notaio Mario Notari e l'amministratore delegato Romolo Bardin. Nel primo caso, Leonardo Maria Del Vecchio evidenzia come Notari sia al contempo consigliere della holding e in causa con alcuni eredi per il pagamento di compensi professionali, una situazione che solleva interrogativi sulla sua indipendenza di giudizio.

Notari è anche il notaio che ha redatto l'atto con il quale Nicoletta Zampillo, madre di Lmdv, ha rinunciato all'usufrutto di una quota a favore del figlio Rocco Basilico, un passaggio poi registrato dal cda nonostante sia oggetto di un contenzioso giudiziario promosso dallo stesso Leonardo Maria.

Quanto a Bardin, l'erede del fondatore segnala la sua posizione anche in Cdv Holdings, veicolo societario riconducibile al fratello Claudio, sollevando il dubbio che tale sovrapposizione di ruoli possa configurare un potenziale conflitto di interessi nella gestione delle partecipazioni di Delfin.

Ceramica Dolomite e il contenzioso Brooks Brothers

Le critiche mosse da Leonardo Maria Del Vecchio si estendono poi alla gestione di due specifici investimenti. Il primo riguarda Ceramica Dolomite, lo storico marchio ceramico bellunese salvato nel 2022 dalla chiusura grazie all'intervento di alcuni soci privati tra cui Delfin e Invitalia.

Secondo quanto sostenuto dall'erede, i soci non avrebbero mai ricevuto un'informativa adeguata sugli impegni assunti dalla holding, sulle autorizzazioni concesse e sulle modalità di monitoraggio di un investimento che, a distanza di anni, continua a mostrare criticità e perdite significative, al punto da richiedere un tavolo di crisi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Altro dossier citato nella lettera è quello relativo a Brooks Brothers, il marchio di abbigliamento americano fallito nel 2020 e poi rilevato da Sparc Group.

Da documenti pubblici emergerebbe il coinvolgimento di Delfin come azionista della società già dal 2016, e la holding sarebbe tuttora impelagata in un contenzioso negli Stati Uniti di cui Leonardo Maria dichiara di non essere mai stato informato, così come di eventuali accantonamenti o passività correlate.

Un'uscita che apre una nuova fase

La richiesta di indagine ai revisori arriva a valle di un'altra decisione di rottura. Dopo aver lasciato tutti gli incarichi operativi in EssilorLuxottica con una lettera che criticava apertamente la gestione "distante" e "impersonale" del ceo Francesco Milleri – che presiede anche il cda di Delfin – Leonardo Maria Del Vecchio si è dimesso anche dalla presidenza per l'Italia di OneSight, la fondazione del gruppo che promuove l'accesso inclusivo alle cure oculistiche, un ruolo simbolico che verrà probabilmente assunto da Alessandra Senici.

Libero da vincoli manageriali, l'imprenditore intende ora esercitare fino in fondo la sua responsabilità di azionista, e l'offensiva sulla governance di Delfin rappresenta il primo, esplicito atto di questa nuova stagione, destinata a ridefinire gli equilibri non solo della holding di famiglia ma anche di un patrimonio che include partecipazioni strategiche in grandi gruppi bancari e assicurativi italiani.

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