Del Vecchio, l’affondo sui revisori di Delfin: indagate sul cda e sui conflitti d’interesse
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Si innalza la tensione all'interno di Delfin, la cassaforte lussemburghese che custodisce le partecipazioni della famiglia Del Vecchio in EssilorLuxottica, Mps, Generali e Unicredit.
Al centro dello scontro, che assume ormai i contorni di una vera e propria crisi di governance, è la lettera inviata lo scorso 29 agosto da Leonardo Maria Del Vecchio ai Commissaires aux Comptes della holding, Fabio Scoyni e Lara Forte, con la quale si chiede di avviare un'indagine approfondita su una serie di criticità riscontrate nella gestione del consiglio di amministrazione, puntando il dito su presunti conflitti d'interesse che riguarderebbero alcuni dei suoi membri.
La richiesta di trasparenza e i conflitti d'interesse
Nella missiva, visionata dal Sole 24 Ore, Leonardo Maria Del Vecchio, azionista di Delfin con una quota del 12,5%, non si limita a chiedere una verifica indipendente nell'interesse di tutti i soci, ma elenca nel dettaglio una serie di comportamenti che, a suo giudizio, minano la corretta amministrazione della holding.
Al centro delle contestazioni vi è la presunta mancanza di trasparenza, con il board che avrebbe sistematicamente respinto le richieste di documentazione avanzate dall'erede, comprese quelle relative alla composizione del patrimonio della holding e all'andamento di alcuni investimenti, negando di fatto ai soci un'informativa adeguata.
Il nodo più spinoso sollevato da Leonardo Maria Del Vecchio riguarda però i conflitti d'interesse in capo ad alcuni consiglieri.
Un capitolo consistente della lettera è dedicato al professor Mario Notari, consigliere di Delfin, che viene descritto come protagonista di una duplice posizione problematica: da un lato, risulta avere promosso una causa contro eredi e legatari della famiglia per il pagamento di compensi professionali; dall'altro, è il notaio che ha redatto l'atto di rinuncia all'usufrutto di Nicoletta Zampillo a favore del figlio Rocco Basilico, un atto che è già al centro di forti contestazioni legali.
Della situazione, come si legge nella lettera, gli altri soci non sarebbero mai stati messi al corrente.
Le posizioni di Bardin e le partecipazioni opache
L'attenzione di Leonardo Maria Del Vecchio si concentra poi sulla figura di Romolo Bardin, amministratore delegato di Delfin, al quale viene contestata una sovrapposizione di incarichi con Cdv Holdings, un veicolo societario riconducibile a Claudio Del Vecchio, altro erede del fondatore.
Il dubbio sollevato dall'azionista è se il board abbia adeguatamente vigilato sulla duplice posizione di Bardin nei casi in cui gli interessi delle due strutture potessero divergere, chiedendo pertanto che venga chiarito se il rischio di un conflitto d'interessi sia stato adeguatamente valutato.
Un altro fronte aperto dalla missiva riguarda la gestione di alcune partecipazioni di Delfin, in particolare quella in Ceramica Dolomite, lo storico marchio ceramico bellunese salvato nel 2022 con l'intervento di Delfin e di Invitalia.
Leonardo Maria Del Vecchio lamenta di non aver ricevuto un'informativa sufficiente sugli impegni assunti dalla holding, sulle autorizzazioni concesse e sulle modalità di monitoraggio dell'investimento, in un momento in cui la società, come emerso in un recente tavolo di crisi al Ministero delle Imprese, continua a registrare perdite significative, con il rosso che nel 2024 ha raggiunto i 19,4 milioni di euro.
Il nodo Brooks Brothers e il contesto dello scontro
Nella lettera ai revisori, Leonardo Maria Del Vecchio solleva infine la questione legata a Brooks Brothers, il marchio di abbigliamento americano, dichiarato fallito nel 2020, nel quale Delfin risulterebbe azionista dal 2016 e coinvolta in un contenzioso legale ancora pendente negli Stati Uniti. L'erede sostiene di non essere mai stato informato dell'esistenza del procedimento, né di eventuali passività o accantonamenti registrati dalla holding in relazione alla vicenda.
L'iniziativa di Leonardo Maria Del Vecchio arriva a poca distanza dalle sue dimissioni da tutti gli incarichi operativi in EssilorLuxottica, comunicate con una lettera al presidente e amministratore delegato Francesco Milleri in cui criticava la gestione "distante" e "impersonale" del gruppo, e dalla recente uscita anche dalla presidenza per l'Italia di OneSight, la fondazione di Essilux che promuove l'accesso alle cure oculistiche, incarico per il quale dovrebbe subentrare Alessandra Senici.
Un atto che sancisce la rottura totale con l'attuale governance e che, nelle intenzioni del trentunenne imprenditore, dovrebbe permettergli di esercitare "fino in fondo" la sua responsabilità di azionista.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
