Il trionfo di Panahi a Cannes scatena la rabbia di Teheran: convocato il diplomatico francese
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La vittoria di Jafar Panahi al Festival di Cannes, coronata dalla Palma d’oro per Un simple accident, non è passata inosservata in Iran, dove il regime ha reagito con durezza alle dichiarazioni del ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot. Definendo “offensive” le parole di Parigi, Teheran ha convocato l’incaricato d’affari francese, in una mossa che ribadisce la tensione tra i due paesi.
Barrot, in un post su X, aveva celebrato il successo del regista dissidente come un “gesto di resistenza contro l’oppressione del regime iraniano”, aggiungendo che il premio avrebbe “riacceso la speranza” di chi lotta per la libertà. Un messaggio che, se da un lato ha trovato eco tra i sostenitori dei diritti umani, dall’altro ha innescato la protesta ufficiale delle autorità iraniane, decise a respingere quelle che considerano ingerenze nella politica interna.
Panahi, da tempo voce critica del governo di Teheran, ha dedicato il riconoscimento alle donne iraniane, definendosi “meno coraggioso” di loro. Un riferimento chiaro alle proteste scoppiate dopo la morte di Mahsa Amini, che hanno segnato una svolta nel rapporto tra il regime e una parte della società, soprattutto femminile. Le sue parole, però, rischiano di avere un costo: il regista, già incarcerato in passato, potrebbe affrontare nuove ritorsioni.
Intanto, la guerra in Medio Oriente prosegue senza tregua, con il conflitto tra Israele e Hamas giunto al suo 598esimo giorno, mentre l’Iran – coinvolto direttamente o indirettamente attraverso i suoi alleati regionali – rimane un attore centrale nello scenario. Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, ha parlato di “progressi seri” nei rapporti con Teheran, senza però entrare nel merito delle dinamiche attuali.




