Emergenza nelle carceri italiane: opposizioni abbandonano i lavori

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'opposizione italiana ha deciso di abbandonare la Commissione Giustizia del Senato, dove era in esame il decreto carceri. Questa decisione è stata presa a causa della mancanza di confronto con il governo e della percezione di un decreto vuoto che non affronta l'emergenza carceraria.

Opposizioni in ritirata

I capigruppo nella commissione Giustizia del Senato di Pd, Avs, M5s e Iv, Bazoli, Cucchi, Lopreiato e Scalfarotto, hanno dichiarato di non sentirsi in grado di continuare a partecipare a quello che considerano un simulacro di discussione. Hanno espresso la loro riluttanza a condividere la responsabilità morale dell'inazione rispetto alla situazione drammatica delle carceri italiane, attribuita a una chiusura ostinata e cinica da parte del governo e della maggioranza.

Situazione critica nelle carceri

L'associazione Antigone, attiva dal 1991 nel sistema penitenziario e penale italiano, ha presentato un dossier che evidenzia l'aggravarsi della situazione nelle carceri italiane. Secondo il rapporto, il tasso di affollamento è del 130,4% (al netto dei posti conteggiati dal Ministero della Giustizia ma non realmente disponibili). In un anno, il numero di detenuti nelle celle italiane è aumentato di 4.000 unità, portando il livello di sovraffollamento agli allarmanti livelli di guardia.

Richiesta di interventi urgenti

Antigone ha sottolineato la necessità di interventi urgenti per affrontare la situazione critica. Le celle sono descritte come infuocate, a volte senza acqua o infestate da cimici, e il sovraffollamento è ben oltre il livello di guardia. Il tasso di affollamento reale è a quota 130,6% con circa 14mila detenuti in più rispetto ai posti letto regolamentari.

Rifiuto degli emendamenti

Le opposizioni hanno abbandonato i lavori della Commissione Giustizia del Senato, dove era in corso l'esame del decreto carceri, dopo che sono stati dati pareri negativi su tutti i 225 emendamenti presentati. Da Pd, M5S, Avs e Italia Viva la scelta dopo che sono stati dati pareri negativi su tutti i 225 emendamenti presentati. Hanno criticato anche i tempi, dopo l'arrivo in Commissione di altri 14 emendamenti del governo, lamentando che non c'è tempo per valutarli.

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