Padovan: "Spalletti aveva troppa voglia di tornare, la Juve..."
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Redazione Sport
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Il giornalista Giancarlo Padovan, intervenuto ai microfoni di Sky Sport, ha analizzato il momento delicato che sta vivendo la Juventus, sottolineando come l'ingaggio di Luciano Spalletti rappresenti una scelta atipica per entrambe le parti. Second la sua analisi, "prendere una squadra in corsa" non costituisce una semplice diminuzione di responsabilità, bensì un ostacolo significativo, una dinamica che non si addice al profilo del tecnico di Certaldo. Spalletti, ha precisato Padovan, è per tradizione un allenatore che preferisce iniziare il proprio lavoro dall’inizio della stagione, avendo la possibilità di plasmare il gruppo, di formarlo secondo i propri principi e, almeno in una certa misura, di influenzare le scelte del calciomercato, un aspetto che, come è noto, vede oggi gli allenatori coinvolti in misura sempre minore. L’entusiasmo per il ritorno in panchina, tuttavia, avrebbe spinto l’ex commissario tecnico ad accettare una sfida che, sotto altri aspetti, potrebbe apparire poco consona alla sua metodologia.
Una squadra fragile e il nodo difensivo
L’avventura di Spalletti alla guida della Juventus, infatti, comincia senz’altro in salita, con una rosa che si presenta fragile e incompleta in diversi settori. L’impatto del tecnico, di cui si attende la mossa, sarà cruciale in attesa della prossima finestra di mercato. Il primo, urgente, rinforzo che il classe ’59 potrebbe richiedere alla società è proprio un difensore centrale. L’infortunio di Bremer, la cui rientrata in campo è prevista non prima di un mesetto e mezzo, crea un vuoto difficile da colmare; il brasiliano, una volta recuperato, dovrà comunque essere gestito con attenzione. Dietro di lui, a meno di non volersi affidare in via esclusiva a Rugani, la squadra sconta una carenza di alternative di peso. Per sistemare, almeno sulla carta, un reparto così decisivo, Spalletti potrebbe pensare di ricorrere a uno dei suoi fedelissimi dello Scudetto vinto col Napoli, un giocatore che conosce alla perfezione i suoi meccanismi e le sue richieste.
Il ritorno e il contratto
È proprio vero che il calcio è quel mondo nel quale si compiono giri immensi: Spallettone, come lo ribattezzò Mourinho in un’epoca di cui alcuni conservano nostalgia, approda così alla Juventus dopo aver già guidato Roma, Inter e Napoli. Manca soltanto il Milan per completare un percorso unico, ma, si sa, nel football non bisogna mai dire mai. Luciano Spalletti riparte dunque da Torino, dopo essere stato liquidato dalla Federazione, e lo fa con un accordo che lo legherà ai bianconeri fino al giugno 2026. La durata del contratto, che include un’opzione di rinnovo automatico in caso di qualificazione alla prossima Champions League, delinea un progetto di medio periodo, nonostante l’arrivo sia avvenuto a campionato in corso.
Un precedente che infonde fiducia
In attesa della firma ufficiale che sancirà il suo insediamento nel post Tudor, c’è una statistica che può infondere una certa dose di fiducia nella tifoseria bianconera. Nell’arco degli ultimi dodici anni, Spalletti ha fallito la qualificazione alla massima competizione europea per club una sola volta, un dato che testimonia la sua costante capacità di centrare obiettivi importanti. A pagare per l’avvio di stagione complicato della Juventus, caratterizzato da risultati altalenanti, è stato Igor Tudor, esonerato dopo la sconfitta interna contro la Lazio. La società, nel tentativo di dare una scossa decisiva alla squadra, ha quindi scelto di puntare sull’esperienza e sul curriculum di Spalletti, con il quale esiste già un accordo verbale in attesa di mettere tutto nero su bianco.




