L'orologio dell'apocalisse segna 85 secondi alla mezzanotte, un record di pericolo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Bulletin of the Atomic Scientists, che da oltre settant'anni calibra la minaccia esistenziale per l'umanità, ha spostato in avanti le lancette del suo simbolico Doomsday Clock, fissandole a soli 85 secondi dalla mezzanotte. Una decisione, annunciata il 27 gennaio, che segna un preoccupante primato storico: mai, dalla sua creazione nel 1947, l’orologio metaforico era stato così prossimo all’ora dello scoccare di una catastrofe globale. Sebbene il movimento possa apparire esiguo, esso rappresenta una valutazione scientifica e geopolitica estremamente precisa, la quale, tenendo conto di una complessa costellazione di fattori destabilizzanti, indica una traiettoria collettiva che si allontana dalla sicurezza per avvicinarsi, inesorabilmente, al baratro.

Le ragioni di un avanzamento inesorabile

L’organismo, fondato tra gli altri da Albert Einstein dopo gli orrori bellici, non ha operato questa scelta per una singola e circoscritta emergenza. Al contrario, ha valutato un pericoloso concatenarsi di eventi e tendenze che, alimentandosi a vicenda, erodono i fragili argini della stabilità internazionale. La guerra su vasta scala in Europa, con il suo strascico di atrocità e la costante minaccia di un’escalation incontrollabile, costituisce ovviamente un elemento cardine nel calcolo. A ciò si somma la persistente proliferazione nucleare, l’incapacità di compiere progressi sostanziali nel disarmo e la inquietante corsa al riarmo, che riporta in auge logiche da Guerra Fredda in un contesto, però, molto più frammentato e imprevedibile.

La crisi climatica e l'incognita tecnologica

Accanto ai pericoli più tradizionali, che pure non accennano a diminuire, il Bulletin ha integrato nel suo severo giudizio altre due dimensioni critiche. La prima è la crisi climatica, i cui effetti, ormai palesi e devastanti in ogni angolo del pianeta, continuano a essere affrontati con una lentezza e una inadeguatezza di mezzi che sembrano voler ignorare il carattere di urgenza assoluta denunciato dalla scienza. La seconda è rappresentata dalle tecnologie emergenti, in particolare dall’intelligenza artificiale, la cui rapida evoluzione, se non incanalata da robusti quadri etici e normativi, rischia di generare nuovi, profondissimi sconquassi sociali, di alimentare la disinformazione su scala industriale e di accelerare la corsa agli armamenti in ambiti del tutto nuovi. Sono questi, in sostanza, i fronti aperti di una poliedrica vulnerabilità.

Un monito senza retorica per i decisori globali

Il messaggio lanciato dagli scienziati è, dunque, un avvertimento privo di ambiguità, che rifugge dal tono apocalittico per mantenersi su un piano di rigorosa analisi. Quel ticchettio, che scandisce non un destino inevitabile ma il frutto delle scelte umane, intende richiamare tutti i governanti, a cominciare da quello di Donald Trump, recentemente insediato per un nuovo mandato alla Casa Bianca, alle loro responsabilità. L’orologio, in fin dei conti, non prevede il futuro; misura il presente, fotografando la pericolosità dell’istante in cui viviamo. E quell’istante, oggi, vede l’umanità sospesa a meno di un minuto e mezzo dalla sua possibile fine, un lasso di tempo brevissimo che dovrebbe tradursi in un immediato, concertato cambiamento di rotta.

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